Chi sono e perchè bloggo

In primo piano

Mi chiamo Donatella Quattrone e sono una blogger. Mi sono occupata prima di cultura generale e poi di controinformazione (se preferite, vera informazione o informazione alternativa). Avevo un blog su splinder prima che la piattaforma chiudesse. Poi sono passata a iobloggo con http://parolenude.iobloggo.com/ e in seguito a blogspot con http://donatellaquattrone.blogspot.it/ Per problemi tecnici ho abbandonato prima una poi l’altra piattaforma. A febbraio del 2014 sono approdata a altervista.
Questo è il mio profilo Facebook:
https://www.facebook.com/donaquattrone
Questa è la mia pagina su Fb:
https://www.facebook.com/Peruninformazionelibera/

Qui trovate il profilo Instagram:

https://www.instagram.com/donatellaquattrone/

E qui il nuovo canale su Telegram:

t.me/DonatellaQ

Buona lettura!

La dislessia raccontata da Valentina

1) A che età hai ricevuto la diagnosi di dislessia?

Ho ricevuto la diagnosi di DSA a 10 anni, in 5 elementare.


2) Come è stato gestito il tema dei DSA a scuola all’interno del tuo gruppo classe?

Ecco… Diciamo che alle elementari quando ho ricevuto la diagnosi mancava poco alla fine dell’anno, non è stato trattato l’argomento, ti direi che non era cambiato nulla. Alle medie i docenti mi etichetta vano come “la stramba”, “quella diversa”, “la lenta” ecc.. E questi stereotipi inevitabilmente si creavano poi tra compagni facendo sì che ero sempre l’esclusiva, l’aliena… 
Alle superiori non è cambiato nulla se non tra la 4 e la 5 grazie a un collegio docenti diverso, che mi hanno supportata e seguita nella scelta di voler fare la tesina di maturità proprio sulla mia caratteristica e l’idea era di coinvolgere anche i miei compagni per mostrare loro e far capire cosa è questo potere (mi piace pensare che è un super potere).


3) Quanto la dislessia influisce su autostima ed autoefficacia? Cosa si può fare per incrementarle?

Direi moltissimo, il riuscire o non riuscire in qualcosa per la società di oggi è davvero molto importante così come il fare giusto o sbagliato… Per non parlare della velocità, sembra che sei veloce sai, sei intelligente altrimenti no… Non è così ma…. Vallo a spiegare…
La dislessia è anche lentezza, avere difficoltà in qualcosa e non riuscire, sbagliare… E paragonandoti o essendo paragonato sempre agli altri ecco l’autostima e l’autoefficacia non sono di certo sotto braccio…. Spesso il pensiero è ” e se non ce la faccio?” , “e se non posso perché sono dislessica?” ecc….
Una cosa super bella però è che nonostante il buttarmi giù, lo scoraggio e sconforto iniziale voglio sempre riprovare e riuscire, non mi voglio mai arrendere.


4) Hai avuto problemi di bullismo a causa della tua caratteristica?

Sì, come anticipato prima… Venivo sempre vista come un’aliena o la diversa o addirittura la malata… Nei diversi anni scolastici c’era chi non mi voleva vicino o non voleva fare qualcosa con me perché “ma lei è diversa” oppure le derisioni, i giudizi… Non mancavano mai!


5) Quali sono gli stereotipi e pregiudizi più diffusi nei confronti degli alunni DSA?

“è intelligente ma non si applica”, “è un po’ lento/a…”, “non gli serve studiare tanto hanno le mappe…”, “è solo una scusa”, “sei malato/a”, “sei stupido/a”, “non sei intelligente”, “non sei bravo/a in nulla!”, “non saper leggere alla tua età è grave!”, “ma dai dillo che è solo perché non hai voglia”….


6) Quali metodi di studio e strumenti compensativi e/o dispensativi trovi più efficaci?

Come strumenti compensativi direi in primis in assoluto l’uso dei colori e immagini e strumenti digitali (es. pc, cellulare, tablet) e calcolatrice.
Strumenti dispensativi… Lettura ad alta voce!

7) Attualmente studi o lavori? 0 entrambe le cose? Quali difficoltà vivi con più frequenza nelle tue attività?

Attualmente lavoro! Ricordare le date e gli orari,
avere fiducia nelle mie capacità là dove si tratta di qualche attività che anche se so come compensare può causarmi una difficoltà (es. Leggere ad alta voce per qualcuno, scrivere testi importanti…).


8) Quali sono le difficoltà legate alla quotidianità, come fare la spesa, andare al ristorante, prendere un mezzo di trasporto pubblico, guidare un’auto, ecc., per una persona dislessica?

Beh… possono essere davvero tante, dal bancofrutta che devo leggere ricordare e scrivere il numero alla bilancia  al calcolare quanto mi deve dare di resti la cassiera dopo la spesa. A un qualsisi documento da leggere, compilare e firmare, al leggere il menu con un font non ad alta leggibilità al ristorante, ecc…


9) Cosa ti ha spinto a creare il blog www.la-dislessia.it?

Dopo aver realizzato la tesina di maturità e aver fatto l’esame lo stupore negli occhi della commissione e il tanto interesse mi ha fatto capire che non doveva essere una cosa che si spegneva da lì a poco, ho così creato la mia pagina Instagram, poi però il fatto che su instagram non si può caricare documenti scaricabili (es. Schemi e mappe) e tante altre funzionalità ho deciso di creare il Blog per essere più comodi.


10) Secondo te la società odierna sta facendo abbastanza per rispettare e valorizzare questo tipo di neuro-divergenza?

Sta iniziando ma.. C’è ancora tanto da lavorarci!

Intervista ad autistic_red, ballerinə e attivistə

Dal web: immagine libera da diritti

Ciao, autistic_red. Grazie per aver accettato l’ intervista.

1) Tu sei statə diagnosticatə in età scolare o da adultə?

Ho ricevuto la diagnosi a 31 anni.

2) Una delle caratteristiche delle persone neuroatipiche è quella di avere solitamente delle stereotipie motorie. Questa particolarità influisce sulla tua professione di ballerinə?

Le stereotipie mi aiutano nella danza e la danza mi aiuta nelle mie stereotipie. Grazie alle stereotipie creo passi nuovi e grazie alla danza posso utilizzare le stereotipie, che per me sono fondamentali, per sfogarmi, autoregolarmi e concentrarmi a tempo di musica!

3) Qual è il tuo rapporto con i cambiamenti?

Vivo malissimo i cambiamenti, soprattutto quelli che per la maggior parte delle persone vengono visti come banali.  
Anche il cambio di una luce, il cambio di disposizione in una stanza, se non vengo avvisata, mi scatenano malessere e non riesco a concentrarmi. Arrivano emozioni sgradevoli e tutto sembra in disordine. Soprattutto i pensieri.

4) Da un po’ di anni viene usato un pezzo di puzzle blu come simbolo delle persone neurodivergenti ma che non è stato scelto da loro. Lu attivist3 autistic3, tra cui ci sei anche tu, scelgono invece di usare altri simboli, come l’infinito con i colori dell’arcobaleno. Ti va di spiegare l’origine e il significato di quest’ultimo?

Il simbolo dell’infinito con i colori dello spettro autistico si riferisce alle diversità che ci sono tra le persone autistiche. Proprio come lo spettro autistico sta ad indicare un’ infinita gamma di diversità fra tutte le persone nello spettro, nessuna di noi è uguale all’ altra. Invece il pezzo di puzzle blu, non scelto dalla comunità autistica, ci indica come persone con pezzi mancanti, persone tristi, persone fatte a pezzi, enigmi.

5) Tu ti definisci gender fluid/agender. Ti va di parlarci della tua identità di genere?

Io mi indentifico in primis come persona e questa per me è la cosa più importante. Spesso mi viene da utilizzare il maschile nei miei confronti, poche volte il femminile. Purtroppo, in questa società, sono costretta ad utilizzare il femminile in tante situazioni formali e la mia identità di genere non viene compresa. Preferisco usare il neutro nei miei confronti, quanto più è possibile. Ad esempio lo avrei voluto fare anche per questa intervista, ma ho sempre timore della reazione delle altre persone.

6) C’è qualcosa che vorresti aggiungere?

Vorrei che le persone si ricordassero che siamo tutti esseri umani diversi, sarebbe bello non aver timore di ascoltare chi viene reputato come ancora più diverso dagli altri da questa società.

I militanti talebani hanno preso il controllo dell’Afghanistan

Tratto da https://www.instagram.com/sincerelynooria/ . Traduzione mia.

I militanti talebani hanno preso il controllo dell’Afghanistan


Che cosa è successo?

Domenica i combattenti talebani hanno preso il controllo della capitale afghana ed il presidente Ashraf Ghani è fuggito all’estero, lasciando il governo al collasso.

Ieri sera, la strada principale per l’aeroporto di Kabul era piena di afghani che, disperatamente, provavano a scappare.

Situazione corrente

La vittoria dei talebani è ora tutto tranne che completa. La velocità del collasso del governo centrale e dei suoi militari è stata sbalorditiva e spronerà infinite indagini a posteriori su cosa sia successo e su chi sia da incolpare. Ma la situazione prossima richiede attenzione per minimizzare un enorme disastro umanitario.

Giorni bui per L’Afghanistan

I talebani stanno andando di porta in porta, redigendo liste di donne e ragazze di età fra i 12 e i 45 anni che saranno poi forzate a sposare i combattenti islamici.

Alle donne è detto che non potranno uscire di casa se non accompagnate da un uomo, che non potranno più lavorare o studiare né indossare liberamente gli abiti che vorrebbero. Anche le scuole saranno chiuse.

Alza la tua voce per l’Afghanistan!

LA SCOMPARSA DI GINO STRADA COINCIDE CON IL PRIMO SALVATAGGIO DI 85 PERSONE

Dalla pagina Facebook dell’associazione ResQ – People saving people:

LA SCOMPARSA DI GINO STRADA COINCIDE CON IL PRIMO SALVATAGGIO DI 85 PERSONE ED E’ A LUI CHE DEDICHIAMO QUESTE VITE UMANE PER RINGRAZIARLO PER TUTTO CIO’ CHE HA FATTO.

Milano, 13 agosto 2021 – “Gino è stato una grande figura nell’ambito dell’aiuto umanitario e ha fatto cambiare molte cose grazie ad Emergency e tutto quello che ha fatto. Ha sempre sostenuto concretamente che non c’è essere umano preferito ad un altro, e l’ha dimostrato con i fatti. È stato un grande pacifista, ha sempre curato i feriti e condannato le guerre. Noi di RESQ abbiamo l’onore di avere tra di noi la figlia Cecilia Strada, che in questo momento non può essere lì affianco a lui perché si trova in mezzo al mare a salvare le persone come suo padre e sua madre hanno sempre fatto.La scomparsa di Gino Strada coincide con il primo salvataggio di 85 persone avvenuto oggi. Come ResQ dedichiamo a lui queste 85 vite umane, che porteremo in un luogo sicuro” afferma Luciano Scalettari, Presidente di ResQ.

CHE TUTTI SAPPIANO: STA BRUCIANDO IL PARCO NAZIONALE DELL’ASPROMONTE.

Condivido anche qui, e invito tutti a farlo su qualunque social, il tragico appello dell’Associazione Guide Ufficiali del Parco Nazionale dell’Aspromonte: https://www.facebook.com/guideufficialiparcoaspromonte

CHE TUTTI SAPPIANO

Sta bruciando l’Aspromonte. Non sterpaglie o erba secca, l’Aspromonte selvaggio e quasi intatto, quello dei boschi antichi, degli alberi millenari e dall’altissimo pregio.

Bruciano la foresta di Acatti e la Valle Infernale, di recente divenuta patrimonio UNESCO. Brucia lo Zomaro e i boschi di Roccaforte, nuovi focolai si segnalano nell’area grecanica.

La conclusione di questo inferno è ancora lontana dall’essere raggiunta.

Mani criminali continuano ad appiccare fuochi e la lotta sembra impari.

Non stiamo parlando di qualche boschetto, buono per farci una passeggiatina e pubblicare un paio di foto su instagram, ma sono i boschi della zona a tutela integrale, dall’altissimo valore naturalistico per noi, per la Calabria, l’Italia e per tutto il mondo. È come se bruciassero i Bronzi di Riace e noi li potessimo vedere mentre il metallo si scioglie e cola sulle basi di marmo… anzi peggio, perché questo fuoco causerà gravi danni alle nostre vite nel prossimo e medio futuro. Chi brucia un bosco brucia un pezzo del presente e del futuro di tutti e molti non si stanno rendendo conto del danno ENORME, che stiamo subendo ed abbiamo subito.

Se non l’avessimo capito, la situazione è gravissima e quindi è bene che tutti sappiano che sta bruciando IL PARCO NAZIONALE DELL’ASPROMONTE.

Che siate maledetti, voi che bruciate e voi che non avete fatto ciò che sarebbe servito a fermarli. Criminali e complici dei criminali.

Che tutti sappiano che il disastro non si è ancora compiuto.

Che tutti sappiano che si sarebbe potuto evitare il peggio. Che tutti sappiano che chiederemo il conto di questo disastro.

Che tutti sappiano che i boschi più belli dell’Aspromonte sono quasi in cenere.

Che tutti sappiano che l’Aspromonte è in guerra e che non finirà quando il fuoco sarà spento.

Che tutti sappiano che non abbiamo più lacrime.

Che tutti sappiano.

Sigh

Intervista a Diego Tigrotto

1) Ti definisci un artivista sex positive: cosa indicano queste espressioni?

Artivista è una crasi tra le parole artista e attivista perché cerco di esprimere la filosofia sex positive anche attraverso l’arte.

2) Da anni indossi quotidianamente tutine animali: perché questa scelta?

Nasce come forma radicale dell’espressione di sé, che è uno dieci principi del Burning Man. Io ho partecipato a quest’evento nel Nevada e ho visto che indossare le tutine animali mi risuonava e ho sposato questa forma di espressione. Mi piace cercare abiti non solo di animali, ma anche colorati, metto smalto, ecc. E’ anche una forma di esibizionismo, un non volersi nascondere ed un modo per filtrare le persone che sono o no attratte da questa modalità: ognuno ha il suo modo di esprimersi, di vivere la propria socialità.

3) In uno dei tuoi cortometraggi, “Ki è my Papino?”, metti in scena la fantasia di un abuso incestuoso e nei tuoi cerchi di condivisione sottolinei la necessità del non giudizio nei confronti di qualunque fantasia sessuale. Che rapporto c’è tra la liberazione delle fantasie e il consenso?

La fantasia raccontata nel corto rientra nella sfera del non consenso-consensuale, , cioè nel poter giocare con fantasie di abuso avendo concordato prima le modalità ed i limiti, in modo da viverle senza commettere degli abusi reali. Le fantasie sono centrali nella sessualità ma se ne parla poco perché a volte vengono giudicate come sporche o immorali.

4) Ci parli del progetto La Tana Libera Tutt* e degli eventi ad essa connessi?

La Tana Libera Tutt* è un progetto che ha come scopo principale quello di promuovere la filosofia sex positive e i suoi quattro pilastri: consenso, non giudizio, consapevolezza e piacere. Lo facciamo in modo pratico attraverso laboratori e workshop ma anche parlando nei cerchi di condivisione e tramite la rete dei social. E’ un progetto in divenire: ultimamente stiamo preparando un mazzo di Tarocchi Sex Positive.

Sex positive è un termine che, nonostante abbia ormai sessant’anni, è ancora poco conosciuto in Italia nella cultura attuale.

5) Partecipi a diversi Porn Film Festival indipendenti. Come definiresti l’esperienza di questi festival?

I festival sono innanzitutto un’occasione per incontrarsi con altre persone che a loro volta si occupano del porno diverso da quello mainstream, un tipo di porno che ha intenti anche politici. Quando ci vado cerco materiale d’ispirazione. Allo stesso tempo cerco di creare materiali da condividere e che possano essere stimolanti anche per le altre persone. Ultimamente ho fatto un video che è stato selezionato per il Porn Film Festival di Berlino e per il San Francisco Porn Film Festival. Questi sono i festival a cui ho già partecipato insieme al Hacker Porn Film Festival di Roma, il Vienna Porn Film Festival e quello di Atene.

6) Nel mockumentary “Sexplorer” troviamo la parodia di un documentario su riti ecosessuali. Cos’è per te l’ecosessualità?

L’ecosessualità è un movimento ideato da Annie Sprinkle e lanciato come possibilità di vivere la sessualità all’aperto, nella natura, una sessualità connessa con i sensi, con il tutto, in modo tantrico ma anche giocoso. Nel Ecosex Manifesto si parla del fare l’amore con la natura oltre che nella natura. La natura, quindi, oltre ad essere cornice, diventa anche parte integrale dell’atto sessuale, il quale non è, perciò, da intendersi necessariamente come genitale.

7) Un altro tema ricorrente nei tuoi lavori è quello dello spanking, che troviamo nel corto da te diretto “A Spanking Ode” e in una scena della pellicola “Female Touch” di Morgana Mayer. Che rapporto c’è tra parafilie, BDSM e la filosofia sex positive?

La parola parafilia è quasi medica ma nel sex positive ha una valenza diversa. Le pratiche del BDSM sono incluse nell’ambito sex positive. Lo spanking è una delle pratiche che ho potuto fare in pubblico. La sento come una pratica intima, un contatto molto sensuale ma allo stesso tempo giocoso.

8) C’è qualcos’altro che vorresti aggiungere?

Questo periodo è stato molto duro per il nostro progetto de La Tana Libera Tutt* per via della pandemia da Covid 19. Però sono riuscito a creare nuovi progetti: i Tarocchi, articoli pubblicati sul web, un fumetto sex positive e a produrre un altro video. L’isolamento mi ha permesso di trovare il tempo per creare progetti diversi e portare avanti il mio lavoro non solo attraverso le esperienze fisiche.

Diego Tigrotto

SexPositiveArtivist

LaTana LiberaTutt*

Intervista alla redazione di Uniporn TV

Da web ( immagine libera da diritti)

1) Il vostro sito web si apre con la dicitura “la prima piattaforma italiana dedicata al porno etico e indipendente” Cosa s’intende, dal vostro punto di vista, con l’espressione “porno etico”?

Il porno è “etico” quando risponde a una serie di requisiti. Innanzitutto, le persone che vi hanno lavorato devono averlo fatto liberamente e previo consenso, senza coinvolgimento di minori. In secondo luogo, come per ogni lavoro, deve esserci stato un giusto riconoscimento economico o la scelta consapevole di farlo in forma di attivismo. In ogni caso che il film sia realizzato in un contesto libero da sfruttamento e forme coercitive o gerarchiche. Infine, ma non meno importante, tutte le sessualità, i desideri e i corpi possono essere rappresentati.


2) Come scegliete i film che proponete?

I film vengono scelti attraverso vari canali. Dai festival allo scouting vero e proprio. Sempre più spesso però veniamo contattati noi da regist* e performers che vorrebbero condividere i loro lavori sulla nostra piattaforma.


3) Secondo voi, come è cambiata la pornografia nei suoi passaggi dal cinema alle videocassette e infine al web?

Al passaggio dal cinema “a luci rosse” alle VHS e, infine, alle piattaforme di pornografia online abbiamo dedicato uno dei nostri primi articoli sul blog di Uniporn. Volendo tracciare una breve (e un po’ parziale) storiografia, possiamo dire che il cinema in quanto luogo pubblico, implicava un certo grado di esposizione, quindi il pubblico ovviamente era prevalentemente maschile. Allo stesso tempo costituiva anche un luogo di ritualità collettiva. Con le VHS la cosa cambia radicalmente, la pornografia entra nelle case, diventa più accessibile e si è meno esposti quando la si guarda. Infine, grazie a internet, questa accessibilità diventa ancora più ampia. Da un lato sicuramente il rischio è quello dell’assenza di un filtro, soprattutto nel caso di contenuti violenti, dall’altro lato però la rete ha implicato maggiore scambio e accessibilità a contenuti non mainstream, come ad esempio il porno etico.


4) Piattaforme come la vostra nascono con l’intento di essere alternative al porno mainstream o per allargare gli orizzonti della pornografia?

Preferiamo immaginarci più come possibilità che come alternativa. Anche nel porno mainstream c’è molta professionalità e ha avuto un ruolo importantissimo creando breccia in varie battaglie attraverso alcuni suoi personaggi di spicco. Solo crediamo che non basti e che non ci rappresenti tutt*.


5) Quanto conta l’intersezionalità dei temi all’interno di una pornografia che si definisce etica?

L’intersezionalità è un po’ la chiave di lettura principale. Sia in termini di rappresentazione dei corpi, dei desideri e delle identità sessuali, sia in termini di capacità di creare una vera e propria cultura del sesso. La pornografia ha a che fare con i rapporti di potere e con l’intimità, il corpo e il desiderio sono da sempre terreno di battaglia e allo stesso tempo strumenti di resistenza e di liberazione.

6) C’è qualcosa che vorreste aggiungere?

Una cosa che non ci stancheremo mai di ripetere è che la pornografia è uno strumento di produzione culturale con una grossissima responsabilità, perché contribuisce a creare gli immaginari legati alla sessualità delle persone. Non è quindi possibile pensare di combattere la violenza di genere senza ripensare la pornografia in senso etico, a partire dal riconoscimento dei diritti delle e dei sex workers.

Yoga della Risata e sordità: intervista a Lalla Laura Ribaldone, Teacher e Ambassador di YdR

Lalla Laura Ribaldone

LAURA LALLA RIBALDONE

TEACHER & AMBASSADOR

YOGA DELLA RISATA

1 – COME È AVVENUTA LA SCOPERTA DELLA TUA IPOACUSIA?

Sono nata sorda, essendo uscita dal grembo materno 1 mese prima della “data prevista” del parto. Ovviamente 52 anni fa non c’erano apparecchiature ospedaliere che prevedevano le disabilità dei nascituri.

La mia sordità è venuta fuori per un caso, circa, credo verso i due anni (da come mi è stato raccontato da nonna e mamma). Dormivo in un lettino-culla vicino a dove mia nonna stava cucinando e lei ha fatto cadere un qualcosa di pesante, tipo una padella o una pentola. Nonna ha pensato che mi fossi svegliata o spaventata dal forte rumore, invece dormivo beatamente. E da lì tramite vari esami audiometrici si è venuta a scoprire la mia sordità dell’80%, per cui porto le protesi acustiche che sono un aiuto a sentire le voci, i rumori.

2 – QUALI SONO LE DIFFICOLTÁ PRINCIPALI CHE VIVE QUOTIDIANAMENTE UNA PERSONA SORDA?

Le difficoltà sono davvero tante. In questi tempi sfidanti del Covid sono aumentati ancora di più i problemi. Ma andiamo per ordine.

In base alla mia esperienza di vita, ho provato emozioni negative, come da foto, in primis il bullismo a scuola quindi isolamento da parte degli altri bambini, inquanto non capivo i loro giochi, le loro parole e mi vedevano come una bambina strana, quindi non normale come loro e nello stesso tempo provavo molta rabbia e frustrazione, piangevo in continuazione, ero sempre triste e non provavo sentimenti né autostima. Quindi i bambini sordi, se non sono accettati dai loro compagni possono avere queste problematiche anche nella crescita adolescenziale se non si ha il supporto dei genitori, soprattutto se udenti in quanto spesso non accettano la disabilità del proprio figlio, (io grazie al cielo sono stata fortunata, anche se mio padre all’inizio ha fatto fatica ad accettare tutto questo ma grazie all’infinita pazienza di mia mamma che mi ha seguita passo per passo piano piano ha iniziato ad amarmi di un amore incondizionato nonostante i nostri caratteri molto simili). Infatti questi bambini sordi nati da genitori udenti vengono, se si può dire così, definiti “Sordi infelici” (mentre i sordi felici sono quelli nati da famiglie sorde).

Dopo le scuole, la maggior difficoltà è il lavoro, nonostante le “categorie protette” (non so se oggi si chiamano ancora così o se esiste una definizione diversa), in quanto spesso i lavoratori disabili vengono chiamati per lavori tipo centralinisti o portieri o simili. Quindi c’è una mancanza di comunicazione tra udente e sordo. Anche quando si è, ad esempio, in una comitiva di amici o colleghi a pranzo o a cena, o comunque in compagnia con persone udenti, spesso queste ultime non hanno la consapevolezza che c’è una o più persone che hanno problemi uditivi quindi parlano inconsapevolmente senza pensare di mettersi davanti alla persona sorda in modo tale che possa leggere il labiale.

Nell’ultimo anno e mezzo le difficoltà sono aumentate a causa del Covid con l’obbligo della mascherina. Purtroppo (e a volte è anche comprensibile) a causa della paura del contagio, chi fornisce servizi (negozi, uffici, ospedali, ecc.) si rifiuta di abbassare la mascherina, nonostante il distanziamento. In questo modo i sordi non possono leggere il labiale, e quindi si aumenta la rabbia, la frustrazione di non capire ciò che la persona udente dice.

Nonostante il decreto ministeriale, ancora oggi a distanza di un anno e mezzo, le difficoltà sono tante, ma veramente tantissime. E noi sordi abbiamo il diritto di vivere nella società come tutti gli esseri umani.

3 – DA QUALCHE ANNO SEI ENTRATA NEL MONDO DELLO YOGA DELLA RISATA. COME È AVVENTUTO IL TUO INCONTRO CON QUESTA AFFASCINANTE DISCIPLINA?

Ho scoperto lo Yoga della Risata nel 2016, ad una manifestazione sportiva del mio paese, Solero (in provincia di Alessandria). Stavo vivendo un periodo molto buio della mia vita, oltre che ciò che ho subito da bambina, nel mondo del lavoro con varie discriminazioni, la morte dei miei genitori ed infine il divorzio (ti allego poi la mia storia personale).

Ero in un tunnel senza speranza di vedere un lumicino, e mi son detta che dovevo comunque fare qualcosa. Avevo due chances: o andare dallo psicologo o provare questa esperienza di Yoga della Risata. E ho scelto la seconda opzione, mi son detta… Provo! Ho frequentato il club del mio paese, nonostante il mio forte scetticismo, ma ho cominciato, inizialmente a provare sollievo, un momento di liberazione, un momento di, come dire, di distrazione dai problemi. E puntualmente una volta la settimana andavo al club e ho notato un miglioramento in me, ma non mi bastava. Dopo qualche mese è capitato un leader training, ma non mi interessava portarlo in ambiti sociali o aprire un club, ma mi serviva una full immersion. Ed ecco che mi si sono spurgati via i sentimenti ed emozioni negativi, anche se le paure e le ansie erano ancora molto forti in me. Ma era un primo passo verso il benessere personale. Finchè l’anno dopo ho conosciuto Lara Lucaccioni (che poi diventerà la mia master e soprattutto il mio punto di riferimento della mia vita), e da lì è arrivata la mia vera rinascita come persona la quale sono ora.

4 – LA TUA ESPERIENZA DI VITA CI INSEGNA CHE YDR E SORDITÁ SONO UN CONNUBIO POSSIBILE. IN CHE MODO PORTI AVANTI LE TUE ATTIVITÁ IN QUESTO CAMPO?

Allora, dal il Teacher Training del 2017 a Reggio Calabria, ho sempre sentito come una mia missione di portare lo Yoga della Risata tra i sordi semplicemente per il motivo che se ce l’ho fatta io, anche le atre persone sorde possono farcela ad essere gioiosi nella vita, ad accettare la propria disabilità (e questo è molto importante per la propria autostima), e soprattutto a far capire alle persone udenti che siamo persone come loro, con una disabilità invisibile e visibile solo al momento della comunicazione. E non solo di portarla ai sordi ma insieme alle persone udenti per rendere migliore l’integrazione.

All’inizio non conoscendo la LIS (Lingua dei Segni Italiana), ho aperto una pagina facebook ,che esiste tuttora:

https://www.facebook.com/sentiamociridere

con video e slides per spiegare cosa è lo yoga della risata, i suoi benefici e vari esercizi. Ma dovevo assolutamente imparare questa meravigliosa lingua che è la LIS, che ho studiato in tre livelli. Ho portato, per ora, solo un progetto presso la ENS (Ente Nazionale Sordi) a Torino nel 2018.

E nel frattempo la domenica mattina conduco Skyperisata Video per Sordi alle 8.30.

Ai tempi del Covid ho condotto fino a qualche settimana fa le dirette Facebook in LIS scaricati anche su Youtube con buone visualizzazioni. Il mio sogno è quello di diventare interprete LIS per poter portare più progetti e perché no magari anche formare dei leader di Yoga della Risata sordi.

Nel frattempo ho conosciuto Silvia Martorelli, anche lei teacher e ambassador di Yoga della risata, autrice del progetto “Jonkey the Monkey, la maieutica della gioia”. E su questo progetto ha scritto un libro per bambini della scuola primaria.

E ho deciso di tradurlo in LIS per portarlo ai bambini come progetto:

#JONKEY4SPECIALKIDS

Dall’inizio 2019 ho letto più volte il libro di Silvia per immedesimarmi nel personaggio della simpatica scimmietta e degli altri animali del bosco, in quanto nella LIS esiste anche l’impersonamento. Poi son partita con le traduzioni scritte in LIS, in quanto come detto in precedenza, la lingua dei segni ha una sua grammatica, e come potete ben vedere dal mio pietoso libro (HO HO HA HA). In tarda primavera ho fatto prove su prove (e non vi so dire quante…) con i video puramente didattici, in quanto i bambini sordi hanno ancora poca dimestichezza con la lingua, così come per i bambini udenti delle scuole primarie con le parole e i numeri. Difficoltà…beh….tante… anche perché tante parole non esistono in LIS, quindi ricorrere ad un classificatore che sono segni che spiegano quella parola (ad esempio: aforisma non esiste in lis e viene tradotto come frase ad effetto). Per il corso tenuto da Silvia a Bussolengo a giugno ho girato due tipi di video: uno solo con la storia senza sessione, e l’altro con la sessione ma solo il primo capitolo. In quanto leggendo il libro sono sorti alcune difficoltà se si vuole dire così. È un po’ come fare le sessioni con i diversamente abili o pazienti di ospedali o anziani, cioè le sessioni fatte a misura per loro, e così lo è anche per i sordi. Quindi alcuni esercizi, giochi, meditazione e rilassamenti da modificare. Prima cosa NO ad esercizi con comandi vocali, con occhi bendati e rilassamenti guidati in quanto i sordi non possono sentire le voci. Vi cito alcuni esempi: il drago e la principessa verrà modificata facendolo al contrario, cioè cerchio verso l’esterno in modo che i sordi possano vedere il gioco. Il rilassamento a pag. 54 (energia della terra) invece di tenere gli occhi chiusi, prendere consapevolezza del proprio respiro e con gli occhi fissare un punto verso l’alto come se si osservasse intensamente una stella nel cielo.

Altro problema rilevante è la musica che è da provare in maniera diversa, e non ho ancora messo in atto la modalità, ma vorrei provare coi palloncini in mano e contro il petto mettendo la musica a palla in modo tale da poter sentire le vibrazioni della musica. Oppure provare con il drum circle di Stefano Ciceri che poi ne parleremo, ne verificheremo se esiste la possibilità di farlo.

Ad agosto ho fatto un lunghissimo viaggio di 1100 km in due giorni per andare da Silvia per la promo e dopo millle prove e con la collaborazione della sua splendida famiglia finalmente siamo riuscite a produrlo, per poi aggiungere delle pillole di quello che sarà poi il lavoro definitivo e che vedrete tra poco.

Detto questo credo molto in questo progetto in quanto mi son vista nel mio passato di bambina sorda protetizzata con episodi di bullismo, di ricerca di attenzioni da parte di altri bambini che, purtroppo, mi lasciavano in disparte per via della mia disabilità, le paure, le ansie, la paura di non farcela, tante cose non volevo farle perché ero certa di non raggiungere l’obiettivo. Ma grazie a Lara Lucaccioni con i suoi workshop e il teacher training di yoga della risata, oggi si sono sbloccate. E ancora oggi a 50 anni con i colleghi e qualche gruppo di amici… ma HO HO HA HA. E quindi con questo progetto far coinvolgere i bambini sordi e udenti per far sì che l’integrazione tra loro sia più serena e ridente possibile.

Intanto allego una slide che mi sta a cuore….

5 – ALTRO

Il mio cambiamento personale con lo Yoga della risata

Quali sono stati i cambiamenti della mia vita grazie allo Yoga della Risata?

Sono cambiate tantissime cose nella mia vita, proprio a causa della mia disabilità, la sordità congenita. In primis ho accettato la mia disabilità. In passato mi rifiutavo, mi sentivo estranea a me stessa ed agli altri, ero sempre arrabbiata col mondo intero. Quando mi son trovata sola, senza più una famiglia, senza un punto di riferimento nella mia vita, son crollata in basso in un pozzo senza fondo, e non vedevo la luce in fondo al tunnel, era sempre più buio, non avevo più voglia di vivere, se non solamente per il mio lavoro.

Lo yoga della Risata mi ha salvato la vita, ho imparato ad amarmi sempre di più, a trovare il mio sorriso. Con la certificazione da leader piano piano le mie emozioni negative si sono svaporate e con RidiAmaVivi e il Teacher Training tutte le mie paure e le mie ansie si sono definitivamente sbloccate dal mio corpo, dandomi il coraggio di buttarmi della vita, di avere più consapevolezza che nella vita, nonostante tutto, nonostante i propri limiti, tutto si può.

Ho notato meno fiati corti causati dallo stress e dalle paure, più coerenze cardiache hanno fatto sì che il mio corpo potesse prendere il suo ritmo naturale a livello di respirazione, di stabilità mentale e di pace interiore che non avevo mai conosciuto. E dopo tanto tempo anche di lasciarmi andare in campo sentimentale. Ho conosciuto, e sto conoscendo ancora oggi, emozioni straordinarie anche per le cose più piccole e che pensavo insignificanti. Provo maggior apprezzamento, maggior gratitudine e maggiore amorevolezza, emozioni vitali che fanno parte di me. Ogni mattina mi sveglio molto carica (anche se qualche volta svogliata, ma ci può stare, siamo umani), molto gioiosa e con la voglia di ridere e di vivere ogni giorno sempre di più.

Non mi fermo più al sorgere del problema, non mi arrovello più su di esso, ma cerco sempre di trovare vie traverse finchè l’universo me lo permette, altrimenti lo lascio lì un attimino, ben si sa “Solo l’Universo sa quando sarà il momento”, e per me questo è molto molto importante.

Oggi la risata è la mia vita, è cambiata anche la postura e il linguaggio del mio corpo, è cambiata la mia mentalità che da chiusa si è aperta al mondo. Ho una famiglia che amo tantissimo, la Laughter Family, in cui condividiamo, ci sentiamo in piena connessione e non avrei mai immaginato di provare un amore e un legame così grande e forte, ho imparato a vivere e a ragionare di più col cuore che non con la testa. E ho scoperto l’amore vero e proprio grazie al mio compagno Massimo che da un paio di anni sta al mio fianco, che mi supporta (e mi sopporta pure! Ho ho ha ha), e questo amore lo devo anche allo Yoga della Risata ed al mio club.

E oggi vivo con gioia!

Recensire sex toys attraverso video porno: il progetto di GaiaOnTop

Le seguenti foto sono state a me fornite per gentile concessione della persona interessata.

 

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  • Da alcuni anni ti occupi della vendita e sponsorizzazione di sex toys. Come è nata la passione per gli oggetti del piacere tanto dal volerne fare una professione?

 

E’ da circa dieci anni che sono in questo settore ma prima lavoravo per un’altra azienda. Da lì ho visto la possibilità di creare un mio marchio che è La Chiave di Gaia. Vendiamo prodotti con materiali certificati, di qualità. La passione verso questi oggetti c’è sempre stata, poi ne ho fatto un lavoro.

 

  • Ad un certo punto hai iniziato a produrre video su diverse piattaforme in cui mostri l’uso dei sex toys, provandoli su te stessa, quindi dei veri e propri contenuti pornografici. Come ti è venuta quest’idea?

 

Io ho sempre proposto i toys come strumenti di benessere. Sono stata tra le prime a proporre questi prodotti. Ad un certo punto, vedendo che il mercato era cambiato, ho deciso di provare un’altra modalità di promozione. Ho visto su Pornhub un’attrice francese che faceva video per un’azienda. Io avevo già un’azienda e ho deciso di provare pensando che le persone potessero sentirsi più vicine a me che ad un’attrice. Così è nata GaiaOnTop. La piattaforma che uso più spesso è Pornhub, poi uso anche altre piattaforme.

 

  • C’è qualcuno che ti aiuta nella tua attività?

 

Sì, ho mio marito che si occupa della parte di regia, della parte informatica che è la parte più difficile di questo lavoro, cioè gestire i social e occuparsi della qualità dei video. A volte bisogna lavorare di notte ed è necessario conoscere bene l’inglese perché Pornhub è americano. Se non avessi avuto mio marito avrei dovuto trovare un’altra persona che mi aiutasse nella parte pratica, perché io sono più portata per la parte creativa. Mio marito mi aiuta anche per la piattaforma di OnlyFans e per i social. C’è anche una mia amica che mi aiuta in questa parte del lavoro. Abbiamo anche un canale su YouTube. Questo perché non tutti sono abituati a cercare contenuti pornografici. Quindi ho voluto creare contenuti anche per un pubblico più femminile perché il pubblico di Pornhub è ancora molto maschile. Ho deciso anche di creare dei contenuti di coppia. Io sono la parte più dominante della coppia. Noi vogliamo comunicare che si può giocare, che non c’è nulla di male nell’usare i toys, anzi può essere divertente. In questi video io sono sempre la parte più protagonista.

 

  • Ti consideri una venditrice di sex toys che fa porno o una pornostar che vende sex toys? Ovvero il tuo è un lavoro più divulgativo o più sessuale?

 

Che bella domanda! Secondo me non c’è molta differenza. Sono sempre una sex worker. Lo ero anche prima perché parlavo di sesso anche se in quel momento lì non facevo porno. Non è mai stata solo una vera e propria vendita diretta perché parlavo con la gente. Quindi non c’è molta differenza con il lavoro che faccio adesso, solo che prima lo facevo soltanto con le parole e adesso anche con i video. Il lavoro di vendita è qualcosa che avviene di conseguenza. C’è anche gente che mi scrive dicendo di non aver mai usato toys ma che si è incuriosita con i miei video. C’è ancora tanto da lavorare sull’informazione in questo campo in Italia.

 

  • Come pensi di proseguire nel tuo progetto?

 

L’idea è quella di trovare sempre dei prodotti interessanti riguardo i toys. Nel frattempo sto creando nuovi contenuti e sto facendo anche delle collaborazioni. Per quanto riguarda il futuro, è difficile darsi una scadenza in questo lavoro. Parallelamente mi sto laureando in psicologia e conto di poter lavorare anche come psicologa oltre che come pornostar. Nell’immediato futuro spero di aumentare i numeri degli iscritti su Pornhub anche perché su questa piattaforma non sono molte le pornostar italiane.

 

  • C’è qualcosa che vorresti aggiungere?

 

Per quanto riguarda la sessualità, credo che bisogna sempre lottare per la propria libertà d’espressione. Il fatto di essere moglie e madre è ancora molto limitante quando si fa porno.

   Una cosa che a me non piace è il darsi troppe etichette. Se oggi può esistere una sessualità di tipo fluido, secondo me, non dovrebbe essere necessariamente etichettata. Non mi piace il fatto di dovermi per forza definire bisessuale qualora abbia rapporti con una donna perché, secondo me, non viviamo la sessualità secondo le definizioni che ci diamo. Io cerco di portare quest’idea anche nei miei video.

   Trovo assurdo, parlando di inclusività, che un lavoro come quello dei vari tipi di sex workers non sia legittimato. Io mi sono trasferita nelle Canarie perché qui quando porto mia figlia a scuola non mi giudicano se faccio la pornostar. Invece in Italia spesso mi dicono di non condividere la mia professione. Io trovo assurdo il non condividere le professioni altrui. Cerco d’insegnare a mia figlia che non dobbiamo avere troppi stereotipi e che non dobbiamo giudicare. Nei miei video mi piace far vedere che anch’io posso prendere l’iniziativa e non solo mio marito. Le coppie posso funzionare in molti modi.

Links: gaiaontop.com 

onlyfans.com/gaiaontop_free 

Instagram : gaiaontop_official 

 

Intervista a Gonzalo Mirabella, performer di boylesque

1)Tu sei un performer di boylesque, show di neoburlesque nato in Inghilterra come affiancamento agli spettacoli femminili. Quale idea del maschile traspare da questo tipo di show?

Il boylesque, termine coniato negli anni 90, per differenziare il burlesque “femminile” da quello al maschile, ricalca le finalità caratteristiche di questa arte antichissima.
L’idea di una mascolinità autentica e scevra da ogni connotazione tossica.
La celebrazione della fisicità maschile in tutte le sue sfaccettature mantenendo un profilo entertaining che la rende fruibile in maniera leggera e diretta.

2) Da chi è costituito di solito il pubblico di uno spettacolo di boylesque?

Il pubblico del boylesque è identico a quello del burlesque. Ovviamente non è inusuale trovare spettacoli di boylesque in contesti queer e lgbtq friendly, ma di base il burlesque rimane un’arte per tutti, indifferentemente dal genere e dall’orientamento sessuale

3) Pensi che in futuro questo tipo di show sarà maggiormente conosciuto e apprezzato nel nostro paese?

Bella domanda. Onestamente credo di no: in Italia siamo ancora radicati ad una concezione dell’uomo in chiave patriarcale, nella quale sono insiti concetti e pregiudizi difficili da scardinare.
La sensualità maschile, giocosa o erotica che sia, rimane relegata ad un’idea fallocentrica tipica della mascolinità tossica italiana

4) C’è qualcosa che vorresti aggiungere?

Se siete incuriositi dal burlesque o dal boylesque andate a vedere spettacoli proposti da professionisti del settore.  Purtroppo oggi assistiamo ad un proliferare di shows e performers fai da te che danneggiano questa meravigliosa arte.