FERMATA LA BARCA DELLE DONNE PER GAZA. LA SOLIDARIETA’, QUELLA CHE FA PAURA

Fonte:

MESSINA E IL SOSTEGNO A FREDOM FLOTILLA

Marianne verso Gaza - Foto di Pablo Miranzo Marianne verso Gaza – Foto di Pablo Miranzo

Salperà il prossimo 14 settembre 2016 verso Gaza, AMAL (Speranza), la nave acquistata dalla Coalizione internazionale Freedom Flotilla, che per ora si trova a Barcelona.

Per discutere del progetto e dell’itinerario è stato organizzato un incontro il prossimo 2 settembre, a partire dalle 17:30, presso la Sala Ovale del Comune di Messina. Nel comunicato diramato, si legge anche la notizia che in tanti attivisti aspettavano: Estelle, l’imbarcazione sequestrata nella spedizione nel 2012, sarà restituita. A stabilirlo, con una sentenza che ha segnato la storia, è stata la Corte suprema.

Gli organizzatori, però, non vogliono abbassare la guardia sui fatti gravi che ancora accadono a Gaza: i cechi bombardamenti, anche sulla popolazione inerme, passano costantemente nel silenzio generale, inclusi i social network che normalmente sono invasi dai “Je suis”, dichiarazioni di solidarietà, di turno.

AMAL sarà in Italia a settembre, dunque, e la sua sua ultima tappa sarà proprio nella città di Messina. Ecco perché, in previsione di questo arrivo, il comitato messinese auspica “l’adesione ai principi della Freedom Flotilla da parte di tutte le organizzazioni democratiche a livello locale e nazionale”, ma anche “la promozione di dibattiti, letture di poesie, proiezione film, concerti a favore della Palestina e di Gaza su tutto il territorio nazionale”.

Al progetto hanno già aderito numerose associazioni, tra cui l’ARCI Thomas Sankara, il movimento Cambiamo Messina dal Basso, la Casa Rossa[email protected]Messina, il Centro cultutrale islamico, la CGIL area Lavoro e Società, la Comunità palestinese cittadina, il Coordinamento siciliano di solidarietà con la Palestina, il CUB Gruppo Pari opportunità di CMdB, il Partito della Rifondazione comunista, Sangha dello Stretto, il partito SEL Sinistra italiana.

Gli organizzatori lanciano appelli affinché possano arrivare nuove adesioni. L’invito, infatti, è molto chiaro: il Gruppo chiama “a raccolta tutte le organizzazioni democratiche del paese e singoli Cittadini, per rompere il blocco che impedisce ai Palestinesi di Gaza qualsiasi contatto con il mondo”.

I principi che stanno alla base di Freedom Flotilla e che accomunano tutti i membri e i partecipanti sono innanzitutto quelli legati al credere nei diritti umani universali, nella libertà e nell’uguaglianza di tutti. La finalità è, si legge nel comunicato diramato, “ispirare e unire le comunità di tutto il mondo contro il blocco illegale e immorale di Gaza e agire uniti per porvi fine”. Oltre ad opporsi a qualsiasi forma di punizione collettiva e dichiarazione di colpa, il collettivo Freedom Flotilla respinge “qualsiasi forma di razzismo e discriminazione, inclusi antisemitismo e islamofobia”.

A voler segnare qualche tappa della storia del progetto, basti ricordare che nel 2008 le barche del Free Gaza Movement iniziarono i primi i tentativi via mare con lo scopo di cassare il blocco israeliano di Gaza che opprimeva e ancora opprime la popolazione palestinese e nega a essa il diritto alla libertà di movimento e di commercio. Qualche successo fu segnato: le prime imbarcazioni, infatti, furono in grado di arrivare cinque volte a Gaza e tornare indietro in Europa. La dura risposta di Israele non si fece attendere: tutte le barche salpate alla volta di Gaza, l’anno successivo, quindi nel 2009, furono non solo fermate, ma anche attaccate violentemente dalla marina israeliana, tanto da dover capitolare.

Questi eventi sono stati la spinta per la nascita di un coordinamento internazionale a cui partecipano attivisti provenienti da tutto il mondo: Italia, Spagna, Svezia, USA, Canada, Australia, Norvegia, Grecia. Nasce così la Coalizione internazionale della FreedomFlotilla.

Nel 2010, la Freedom Flotilla I fu attaccata e abbordata ancora dalla marina israeliana in acque inernazionali. A farne le spese, morendo, furono ben 10 attivisti che si trovavano a bordo della nave Mavi Marmara.

Nel 2011, la Freedom Flotilla II, insieme alla nave italiana “Stefano Chiarini“, tenta di partire dalla Grecia e dalla Turchia. Delle 12 imbarcazioni, solo tre riescono a partire verso Gaza e vengono attaccate dalla marina israeliana in acque internazionali. Le imbarcazioni vengono confiscate illegalmente da Israele.

Nel 2012, Estelle parte dalla Finlandia e fa sosta in ben 13 porti europei per sensibilizzare le popolazioni sulla grave crisi umanitaria causata dal blocco di Gaza. In Italia approda a La Spezia e poi da Napoli parte diretta a Gaza. Ancora una volta, viene attaccata dalla marina israeliana in acque internazionali e trainata al porto israeliano di Ashdod.

Nel biennio 2013-2014, inizia la campagna “commercio e non aiuti”. Viene costruita l’Arca di Gaza per trasportare prodotti dal porto verso gli acquirenti internazionali e incoraggiare il mondo a commerciare con i produttori di Gaza. Israele si sente minacciato e non si limita solo a sabotare il progetto, ma addirittura decide di bombardare l’Arca fino ad distruggerla.

Nel 2015, Marianne salpa da Messina verso Gaza e viene bloccata in acque internazionali dalla marina israeliana e le persone a bordo private della libertà. La Svezia, palesemente contraria al sequestro, protesta contro Israele per questa operazione che sembra contraria al diritto internazionale, chiedendo inoltre che il console svedese possa mettersi in contatto diretto con le persone detenute. Il Primo Ministro israeliano, una volta avvenuto l’ancoraggio, lancia pubblicamente un plauso alla sua marina militare per l’andamento dell’operazione. Tanto che i mass media leggono e interpretano positivamente tale comportamento. Ma gli attivisti denunciano una realtà differente. Infatti, sembrerebbe che dalle prime dichiarazioni rilasciate dai passeggeri liberati, supportate da un video (dove si sentono le scariche delle pistole elettriche taser, che provocano le grida di dolore delle persone colpite), emergerebbe una storia differente: quasi 40 militari a fronte di 18 tra passeggeri ed equipaggio sulla Marienne.

 

 

Fonte:

http://www.ilcarrettinodelleidee.com/sito/messina-e-provincia/incitta/item/3574-messina-e-il-sostegno-a-freedom-flotilla.html

DONNE PALESTINESI, BALUARDO DI LOTTA E DIGNITA’

Woman-and-resilience-@Samar-Abu-Elouf

Baluardo di lotta e dignità, le donne palestinesi sono fonte di ispirazione per noi, donne e uomini che sognano un mondo migliore.

“Feminism is the radical notion that women are people” (Angela Davis, USA).

Le donne palestinesi affrontano una tripla oppressione : principalmente quella derivante dall’occupazione israeliana, ma anche quella generata dal patriarcato e in maniera rilevante anche l’oppressione dello sguardo occidentale che le confina al loro ruolo meramente domestico, negando quello che invece è lo spazio pubblico che nonostante tutto hanno tradizionalmente occupato. Le donne sono sempre state presenti in tutti i settori sociali : associazioni, lavoro, partiti politici, dimostrazioni, mercati ….

Il bisogno che l’attuale società patriarcale si evolva in un modello più giusto e paritario è un dato di fatto. Diventa quindi necessario ricorrere ad azioni che portino lontano dallo stile androcentrico e coloniale che ha sottovalutato e nascosto le donne nel corso della storia utilizzando stereotipi per mantenere la diseguaglianza tra donne e uomini.

Il progetto  ‘Women’s Boat to Gaza’ intende rendere visibili le donne Palestinesi, come persone attive nella storia da sempre, nella resistenza e nella lotta contro l’occupazione della Palestina.

Le donne palestinesi hanno sempre promosso e protetto il patrimonio culturale del proprio popolo. Sfidano il coprifuoco, il blocco e le pallottole. Organizzano servizi educativi e sanitari in villaggi e campi profughi. Costruiscono case per bambine e bambini orfani. Guidano il boicottaggio contro l’entità sionista. Organizzano marce e dimostrazioni per chiedere il rilascio dei parenti e amici dalle prigioni israeliane. Scendono in strada a protestare contro  la brutalità dell’occupazione militare israeliana e contro il blocco. Resistono contro le forze di occupazione e rifiutano di rimanere in silenzio.

Parliamo delle stesse donne palestinesi che seminano i campi e difendono la  propria terra. Sono migliaia, radicate alla propria terra malgrado l’oppressione. Sono tantissime donne che sognano di tornare in Palestina. Sono le infinite combattenti che non si fermano mai. Sono le nostre compagne di lotta e il simbolo della perseveranza. Sono le figlie della Palestina.

“Mi basta morire nella mia terra, essere sepolta in lei, sciogliermi e svanire in lei e poi venir fuori come un fiore con cui gioca un bimbo della mia terra. Mi basta rimanere nell’abbraccio della mia terra, rimanere in lei , come una manciata di polvere, un filo d’erba, un fiore” (Fadwa Tuqan, Palestine).

Per tutte queste e molte altre ragioni, noi, donne libere di tutto il mondo, partiremo per rompere il blocco di Gaza.

 

 

Fonte:

http://www.freedomflotilla.it/2016/07/25/donne-palestinesi-baluardo-di-lotta-e-dignita/

FREEDOM FLOTILLA 2016: WOMEN’S BOAT TO GAZA ( LA NAVE DELLE DONNE PER GAZA)

Women’s Boat To Gaza «Con preghiera di diffusione»

togaza

  • [*the English text follows the Italian text*]
  • [*Le texte français suit le texte anglais*]
  • [*البيان بالعربية في الاسفل*]

Messina, Sicilia, Italia

8 Marzo, 2016: «Con preghiera di diffusione».

La Freedom Flotilla Coalition, (FFC) ha scelto l’8 Marzo, la Giornata Internazionale delle Donne (IWD) per annunciare il lancio del loro progetto della Nave delle Donne per Gaza (Women’s Boat to Gaza, WBG).

 

La Women’s Boat to Gaza salperà a metà Settembre di quest’anno e prevede, durante il percorso, di ormeggiare in alcuni porti lungo il Mediterraneo e di arrivare a Gaza il 1 Ottobre.

La quarta missione della Freedom Flotilla Coalition (FF4) sarà condotta da un equipaggiamento composto di sole donne ed a bordo porterà donne illustri da ogni parte del mondo, allo scopo di sottolineare il contributo innegabile apportato dalle donne palestinesi al movimento di Resistenza.
Le donne palestinesi sono state centrali nella battaglia a Gaza, nella West Bank, all’interno della Green Line e nella diaspora.

“Uno degli scopi è quello di sottolineare questa lotta ed i devastanti effetti che ha sulle donne, spesso lasciate sole a passare al setaccio le macerie ed a prendersi cura delle proprie famiglie quando i loro mariti sono imprigionati o uccisi”

ha detto Wendy Goldsmith, della campagna Canadian Boat to Gaza.

“Nella Giornata Internazionale delle Donne e tutti i giorni noi supportiamo queste donne coraggiose e resilienti e invieremo la Women’s Boat to Gaza per far loro sapere che non sono sole e per porre fine all’embargo illegale di Gaza.”

La Women’s Boat to Gaza è supportata da rinomate organizzazioni femminili da tutto il mondo, tra le quali: The Women’s Affairs Center (Gaza), The Coalition of Women for Peace (Israel), Forum de Politica Feminista (Spain), Women’s Front (Norway), Coordinadora de Solidaridad Palestina (Mexico), CODEPINK Women for Peace (US) and Fédération des femmes du Québec (Canada).

La FFC ha anche il piacere di annunciare il lancio del sito della WBG.

Per favore, fateci visita su: http://www.womensboattogaza.org per avere maggiori dettagli e per seguire i progressi della WBG/FF4.

Per ulteriori informazioni:

Laura Arau +34 (6) 36 00 36 01 [email protected]rumboagaza.org

Wendy Goldsmith +1 (519) 281-3978 [email protected]gmail.com

I gruppi della Freedom Flotilla Coalition che partecipano alla campagna in the WBG sono:

  • Canadian Boat to Gaza
  • Freedom Flotilla Italy
  • International Committee for Breaking the Siege of Gaza
  • IHH – Turkey
  • Palestine Solidarity Alliance-South Africa
  • Rumbo a Gaza-Spain
  • Ship to Gaza Norway

Altri partners internazionali della WBG sono:

  • Kia Ora Gaza – New Zealand
  • Miles of Smiles
  • US Boat to Gaza

 

trad. del Comunicato L. Pal – Invictapalestina

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Messina, Sicily, Italy
March 8, 2016: For Immediate Release

The Freedom Flotilla Coalition* (FFC) has chosen March 8th, which marks International Women’s Day (IWD), to announce the launch of their Women’s Boat to Gaza (WBG) project.

The Women’s Boat to Gaza will set sail mid-September of this year and plans to dock at a number of Mediterranean ports along its route and arrive Gaza on October the 1st.

The FFC’s fourth mission (FF4) will be sailed by an all women crew and will carry aboard, notable women from all over the world in order to highlight the undeniable contributions which have been made by Palestinian women to the resistance movement. Palestinian women have been central to the struggle in Gaza, the West Bank, inside the Green Line and in the diaspora.

“One of our goals is to highlight this struggle and the devastating effects it has had on women, often left alone, sifting through rubble to take care of their families when their husbands are imprisoned or murdered” said Wendy Goldsmith, of the Canadian Boat to Gaza campaign. “On International Women’s Day, and on every day, we stand with these brave and resilient women, and will send the Women’s Boat to Gaza to let them know they are not alone and to end the illegal blockade of Gaza.”

WBG is endorsed by renowned women’s organizations from all over the world, among them: The Women’s Affairs Center (Gaza), The Coalition of Women for Peace (Israel), Forum de Politica Feminista (Spain), Women’s Front (Norway), Coordinadora de Solidaridad Palestina (Mexico), CODEPINK Women for Peace (US) and Fédération des femmes du Québec (Canada).

The FFC is also pleased to announce the launch of the WBG website. Please visit:
http://www.womensboattogaza.org
for more details and to follow the progress of WBG / FF4.

For more information:
Laura Arau +34 (6) 36 00 36 01 [email protected]rumboagaza.org
Wendy Goldsmith +1 (519) 281-3978 [email protected]gmail.com

* Freedom Flotilla Coalition campaigns participating in the WBG are:
Canadian Boat to Gaza
Freedom Flotilla Italy
International Committee for Breaking the Siege of Gaza
IHH – Turkey
Palestine Solidarity Alliance-South Africa
Rumbo a Gaza-Spain
Ship to Gaza Norway
Ship to Gaza Sweden

* other WBG international partners:
Kia Ora Gaza – New Zealand
Miles of Smiles
US Boat to Gaza
—————–français————-

Le Bateau des femmes pour Gaza lèvera l’ancre en septembre 2016

Les femmes québécoises et palestiniennes demandent la fin du blocus et l’occupation

Montréal, le 7 mars 2016 – Des organisations québécoises et canadiennes se joignent à une coalition internationale pour mettre en œuvre le Bateau des femmes pour Gaza, dans l’objectif de mettre fin au blocus de la Bande de Gaza. Par l’organisation d’événements et fort.e.s du soutien de femmes, d’hommes, d’ONG, de groupes de la société civile et d’associations de femmes à travers le monde, le Bateau lèvera l’ancre en septembre 2016.

Le Bateau des femmes pour Gaza, ce sont des femmes du monde entier qui tiennent à rendre visible l’esprit de résistance indomptable des femmes palestiniennes, à leur manifester leur solidarité, à leur faire parvenir un message d’espoir jusque derrière les murs de leur prison à Gaza.

Le blocus doit être levé, mais même levé, Gaza continuera d’être un territoire occupé par Israël. En solidarité avec l’ensemble du peuple palestinien, il nous faut continuer la lutte pour  que les Palestiniennes et les Palestiniens, où qu’ils soient, recouvrent la totalité de leurs droits. Les groupes québécois exigent donc la fin de l’occupation, de la colonisation, le démantèlement du mur, le respect du droit de retour des réfugié.e.s (résolution 194 de l’ONU) et la reconnaissance du droit des citoyen.ne.s arabo-palestiniens d’Israël à une égalité totale.

À Gaza, les conditions de vie sont déplorables depuis l’imposition du blocus en 2007 et cela affecte en particulier les femmes : sans liberté, sans paix et sans ressources essentielles pour assurer une vie digne, Israël contrôlant tout. L’insécurité alimentaire y est de modérée à grave. Les multiples agressions militaires y ont détruit toutes les infrastructures essentielles à une vie en société : maisons, hôpitaux et cliniques, centrales électriques, usines de filtration d’eau, écoles et universités, entreprises, commerces, etc.

La vie des Palestinien.ne.s de Gaza est un enfer et un combat permanent, et pourtant, les femmes continuent de porter leur famille à bout de bras et refusent de disparaître. Elles inspirent espoir, force et détermination devant les innombrables injustices. Agir à leurs côtés est une question de dignité pour toutes et tous.

 

 

Contact:
Mme Lorraine Guay ([email protected]videotron.ca ou 514-278-1167) sera disponible pour répondre aux demandes d’entrevue des journalistes.

 

—————–العربية————-

ميسينا ، إيطاليا٨ آذار ٢٠١٦
للنشر الفوري
اختار تحالف اسطول الحرية تاريخ ٨ آذار ، الذي يصادف اليوم العالمي للمرأة ، للإعلان عن إطلاق مشروع ‘قارب النساء الى غزة’.
و سوف يبحر ‘قارب النساء الى غزة ‘ منتصف شهر أيلول من هذا العام . و سوف يقوم القارب بالتوقف في عدة موانئ بحرية في البحر الأبيض المتوسط في طريقه الى غزة ، على ان يصل هناك يوم ١ من تشرين الاول .
يقود مهمة اسطول الحرية الرابعة طاقم نسائي ، و سوف يكون على متن القارب نساء بارزات من مختلف أنحاء العالم بهدف تسليط الضوء على المساهمات المركزية للمرأة الفلسطينية في مقاومة الاحتلال ، في غزة والضفة الغربية، داخل الخط الأخضر و في الشتات.
ويحضى ‘قارب النساء الى غزة ‘ لتأييد مجموعة من المنظمات النسائية الرائدة في مختلف أنحاء العالم ، من بينهم : مركز شؤون المرأة (غزة)، تحالف النساء للسلام (اسرائيل )، منتدى دي بوليتيكا فمينيستا (اسبانيا)، الجبهة النسائية (النرويج)، تنسيقية التضامن مع فلسطين (المكسيك)، كودبينك نساء من اجل السلام ( الولايات المتحدة الامريكية) و اتحاد الكيبيك للنساء (كندا) .
ويسرنا الإعلان عن إطلاق موقع الواب لمشروع ‘قارب النساء الى غزة:
https://wbg.freedomflotilla.org/

:للمزيد من المعلومات الاتصال ب

العربية:  دنيا حمو
+519 878 2843
Dunia Hamou
[email protected]

لورا آراو :
01 36 00 36 (6)  34+
[email protected]rumboagaza.org
ويندي غولدسميث
3978 -281 (519) 1+
[email protected]gmail.com

*يتكون تحالف اسطول الحرية من :
– القارب الكندي الى غزة
-اسطول الحرية إيطاليا
-اللجنة الدولية لكسر حصار غزة
– IHH تركيا
-تحالف التضامن مع فلسطين،  جنوب افريقيا
-الطريق الى غزة، اسبانيا
-السفينة الى غزة ، نرويج
-السفينة الى غزة، السويد
*الشركاء الدوليون الآخرون:
– كيا اورا غزة ، نيوزيلندا
-أميال من الابتسامات
-قارب الولايات المتحدة الى غزة

Canadian Boat to Gaza:  www.canadaboatgaza.org email: canadabo[email protected]

 

 

Fonte:

https://invictapalestina.wordpress.com/2016/03/08/womens-boat-to-gaza-con-preghiera-di-diffusione/

STAY HUMAN”: APRE A KHAN YOUNIS IL SECONDO ASILO FINANZIATO DALLA NOSTRA SOLIDARIETA’. OSPITERA’ ANCHE UN CENTRO PER LE DONNE.

Posted on 24 luglio 2015 by dimitri

Stay Human

Possiamo finalmente comunicare – e lo facciamo con enorme soddisfazione – la prossima apertura nella Striscia di Gaza del secondo asilo intitolato ed ispirato alla vita del nostro compagno e amico Vittorio Arrigoni. L’asilo “Stay Human” aprirà i battenti fra meno di due mesi, con l’inizio dell’anno scolastico 2015/2016, nel governatorato di Khan Younis e ospiterà anche un centro per le donne, come spiegato nella lettera che abbiamo ricevuto dai compagni dell’Associazione “Ghassan Kanafani” e che abbiamo appena tradotto.
La realizzazione di questo obiettivo è stata resa possibile sia dalla generosità delle tante persone e associazioni che hanno raccolto il nostro appello, sia dalla determinazione con cui le compagne ed i compagni dell’associazione “Ghassan Kanafani” hanno affrontato le innumerevoli difficoltà dovute all’assedio israelo-egiziano imposto alla martoriata Striscia di Gaza.
Eravamo partiti, all’inizio del 2013, con l’idea di realizzare un asilo a Gaza intitolato a Vittorio, senza alcuna certezza di riuscire nell’impresa , e ci ritroviamo ora ad averne realizzati due. Non lo avremmo mai immaginato, specialmente alla luce delle difficoltà e dei veri e propri sabotaggi che questo progetto ha dovuto affrontare.
Come Freedom Flotilla Italia e associazione Dima, vogliamo ringraziare di nuovo tutte e tutti coloro che hanno reso possibile questo piccolo miracolo della solidarietà internazionalista. Tutte le donazioni sono state fondamentali, ma un ringraziamento particolare non può non andare alla band napoletana dei “99 Posse”, che hanno devoluto alla realizzazione degli asili “Vittorio Arrigoni” e “Stay Human” gli incassi delle vendite del loro ultimo cd.
Ci salutiamo con le fotografie inviateci dai compagni di Gaza e con l’impegno a continuare la lotta e la solidarietà, con Vittorio e la Palestina nel cuore, fino alla vittoria.

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Fonte:

http://www.freedomflotilla.it/2015/07/24/stay-human-apre-a-khan-younis-il-secondo-asilo-finanziato-dalla-nostra-solidarieta-ospitera-anche-un-centro-per-le-donne/

 

 

SOLIDARIETA’ A SHIP TO GAZA GREECE – IN SOLIDARIETY WITH SHIP TO GAZA GREECE

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In questo momento, mentre attendiamo i voli di rimpatrio forzato delle ultime persone sequestrate in acque internazionali dalla marina israeliana, il nostro pensiero va anche al grande sacrificio dei compagni di “Ship to Gaza Grecia”, campagna che, assieme a “Freedom Flotilla Italia” e alle altre della coalizione internazionale FFC, contribuisce alla missione Freedom Flotilla III. Queste persone hanno continuato a lavorare per il popolo palestinese di Gaza, nonostante la situazione di emergenza in cui versa il loro paese, negli ultimi anni, e in queste ultime settimane in particolare.

La Grecia è ora in prima linea nel difendere i diritti sociali alla base dell’Europa comunitaria, diritti che l’Europa della finanza vuole cancellare, incurante della crisi umanitaria che questo comporta.

Teniamo a far notare che l’attuale governo greco, nonostante la situazione sia ancora più difficile di quella del 2011, si è comportato onestamente, con dignità, non intervenendo per bloccare le imbarcazioni della Freedom Flotilla III, in partenza dai porti ellenici. Sembra ovvio che sia così, eppure il governo in carica nel 2011, in cerca di aiuti economici, si comportò in maniera opposta, emanando un decreto legge senza precedenti per fermare le imbarcazioni della Freedom Flotilla II, anche allora ancorate nei porti greci, in attesa di partire per Gaza.

In solidarietà

Freedom Flotilla Italia

Under the actual circumstances, while waiting for the return of last deported people, captured in international water by the Israeli Navy, our thoughts go also to the big efforts of the “Ship to Gaza Greece” campaign, that along with other campaigns in the international Freedom Flotilla Coalition, are contributing to the Freedom Flotilla III. Those Greek activists continued to work for the Palestinian people of Gaza, despite the emergency situation involving their country during the past years and particularly the past weeks.

Now Greece is front line defending the social rights that should be the grounds of the EU Community, whereas the actual Europe, led by financial market, is willing to cancel those rights, with no regard to the resulting humanitarian crisis.

We highlight the fact that the actual Greek Government, despite the current situation being even worst than in 2011, is acting honestly and with dignity towards Flotilla III boats, not having prevented them from departing from Greek ports. This may appear an odd statement. It is not, because the Greek Government in charge in 2011, probably seeking for economical help, choose to act differently issuing a Legislative Decree, unprecedented, thus preventing Freedom Flotilla II boats to Gaza from departing from Greek ports.

In solidarity

Freedom Flotilla Italia

 

Fonte:

http://www.freedomflotilla.it/2015/07/04/solidarieta-a-ship-to-gaza-greece-in-solidarity-with-ship-to-gaza-greece/

 

“NON MI PENTO E NON MI ARRENDO. LA FREEDOM FLOTILLA E’ RIUSCITA NEL SUO INTENTO”. INTERVISTA A BASEL GHATTAS, PARLAMENTARE KNESSET

Posted on 2 luglio 2015 by paola


1/7 Intervista di Ship to Gaza Svezia, traduzione :

Basel Ghattas
Per il Parlamentare Knesset Dr. Basel Ghattas, è vero che la Freedom Flotilla III non ha raggiunto Gaza, “ma è riuscita nella sua missione, ha raggiunto completamente il proprio obiettivo avendo mostrato a tutto il mondo come gli Israeliani non rispettano la legge internazionale”. Secondo Gattas, la Freedom Flotilla accende la luce sulla realtà dell’occupazione israeliana e di come questa trasformi Gaza in una prigione chiusa.
“Non mi arrendo, fatemi sapere quando ci sarà la prossima Freedom Flotilla e sarò il primo a partecipare, fa parte del mio dovere politico come Palestinese che vive in Israele” afferma.


– Dirottamento, violenza e minacce


Spiegando come gli Israeliani “hanno dirottato” l’imbarcazione Marianne, Ghattas racconta che circa 13 navi da guerra israeliane circondarono la barca dopo la mezzanotte di domenica.
“ Una delle navi da guerra aveva un elicottero militare sul ponte” aggiunge con enfasi.
Afferma che gli Israeliani hanno ordinato ai membri dell’equipaggio di tornare indietro da dove provenivano.
““Gaza è la nostra destinazione, non la cambiamo, “ è stata la risposta che hanno ricevuto dal capitano Joel . ”
Ghattas ha iniziato a negoziare con loro per circa un ora per evitare ogni scontro o violenza.
“Abbiamo detto loro chiaramente che stavano per dirottare l’imbarcazione, che la barca è svedese e attaccandola sarebbe stato come attaccare la Svezia stessa”
“Quello che state facendo è illegale, ci state aggredendo in acque internazionali.
Dopo un po’ i soldati israeliani si sono arrampicati sulla barca e ne hanno preso il controllo.
Hanno iniziato ad insultarci verbalmente a spingerci e ad attaccare gli attivisti svedesi usando persino i taser contro Charlie Andréasson, membro dell’equipaggio.
Poi hanno provato interrogarci. L’ex Presidente della Tunisia Moncef Marzouki ha rifiutato di rispondere dicendo : “Quello che state facendo è illegale e io mi trovo in acque internazionali quindi sotto la giurisdizione della legge internazionale e quindi da me non avrete una parola.””
Ha aggiunto che il capitano dell’imbarcazione è stato scaltro nello spegnere i motori appena IDF ha abbordato la nave, così hanno impiegato ore per rimetterla in moto e portare l’imbarcazione al porto di Ashdod.
Ghattas dice che sono arrivati prima del tramonto al porto, ma IDF ha continuato a girare intorno fino al buio e poi è entrato “ per far sì che i media non potessero vedere come avevano dirottato l’imbarcazione ”
“Non mi sono pentito di aver preso parte alla Freedom Flotilla, se avrò la possibilità, lo farò di nuovo” dichiara Ghattas con una nota di sfida.
“ Abbiamo bisogno di questo tipo di iniziative, abbiamo bisogno di più Freedom Flottiglie. Grazie alle Freedom Flottiglie accresciamo la consapevolezza dell’assedio di Gaza e spostiamo l’attenzione internazionale sui crimini di Israele” conclude.

 

Fonte:

http://www.freedomflotilla.it/2015/07/02/non-mi-pento-e-non-mi-arrendo-la-freedom-flotilla-e-riuscita-nel-suo-intento-intervista-a-basel-ghattas-parlamentare-knesset/

FF3: TRE RILASCIATI DOMANI, KEVORKOVA E TUTTI GLI ALTRI SVEDESI ANCORA TRATTENUTI

Posted on 1 luglio 2015 by paola
Comunicato stampa Ship to Gaza Svezia : 1/7/2015 20:18

 

equipaggio Marianne

L’avvocato israeliano di Ship to Gaza, Gabi Lasky, ci ha informato intorno alle 16 di oggi che altre tre persone sequestrate, quando il peschereccio Marianne è stato dirottato in acque internazionali, saranno deportati domani mattina presto.
Le tre persone sono il mozzo norvegese Herman Recksten e i due cittadini e attivisti canadesi Bob Lovelace e il macchinista Kevin Niesh. Sono già stati trasferiti dalla prigione di Givon in custodia all’aeroporto Ben Gurion.
Le persone che rimangono in prigione sono al momento la giornalista russa Nadya Kevorkova (RT-television) e i sei svedesi : il marinaio scelto Charlie Andreasson, il mozzo Gustav Bergström, la giornalista e scrittrice Kajsa Ekis Ekman, l’attivista e musicista Dror Feiler, il cuoco di bordo Jonas Kårlin e il capitano Joel Opperdoes.
comunicato stampa Ship to Gaza
I detenuti sono trattenuti in due sezioni diverse, Ekman e Kevorkova sono separate dagli altri.
Le autorità israeliane hanno già annunciato che queste persone saranno deportate in momenti diversi tra giovedì e venerdì.
Secondo Lasky gli attivisti si opporranno alla deportazione finchè non saranno deportati in gruppo.
In azioni precedenti gli attivisti avevano già preso posizioni simili perchè nessuno vuole lasciare indietro singoli o gruppi più piccoli, per salvaguardare la sicurezza degli ultimi rimasti.

 

 

LA EURODEPUTATA ANA MIRANDA: “UN UTILIZZO SPROPORZIONATOU DI FORZA NELL’ASSALTO ALLA MARIANNE”. DEPORTATO ANCHE L’EX PRESIDENTE TUNISINO

Posted on 30 giugno 2015 by michele borgia
La eurodeputata galiziana, che si trovava a bordo del peschereccio ‘Marianne’ in rotta verso Gaza, ha raccontato, al suo rientro a Madrid, le modalità con cui l’esercito israeliano ha abbordato la barca umanitaria della Freedom Flotilla.

MADRID// “Hanno usato una violenza smisurata, sproporzionata: scariche elettriche anche alle persone anziane presenti sul ponte di comando. Le picchiano: si sentono grida, urla di acuto terrore. Per un momento pensiamo che siano morti. Prendono il controllo del ponte di comando e trascinano i marinai dove si trova il resto dei passeggeri.”
E’ una parte del racconto dei fatti che l’eurodeputata del Blocco Nazionalista Gallego (BNG) Ana Miranda, ha riportato questo martedì (29.06.2015, ndt) al Congresso dei Deputati, riguardo l’assalto dell’Esercito israeliano alla ‘Marianne’.
La nave, che faceva parte della Freedom Flotilla, è stata intercettata all’alba di lunedì, quando era in acque internazionali, a più di 90 miglia marittime da Gaza.
L’illegittimità dell’abbordaggio è stato uno dei punti su cui si è concentrata Miranda, che ha parlato chiaramente di “sequestro”.
“Eravamo in acque internazionali, con regolare permesso di navigazione, su una barca battente bandiera europea, per la precisione svedese” ha spiegato. Due giorni prima dell’abbordaggio, si erano accorti di essere seguiti da tre imbarcazioni, prive di dati di identificazione. “Erano navi fantasma“, ha ribadito.
Mentre si avvicinavano, i soldati israeliani hanno contattato l’equipaggio della Marianne. “Vogliamo che ne usciate bene e che il carico arrivi a Gaza“, hanno detto, secondo il racconto di Miranda. Al che Joel, il capitano, ha rifiutato: “Non avete nessun diritto di interrompere il nostro percorso di viaggio.”
A quel punto è partito l’assalto. “In pochi minuti sono arrivati a bordo circa 40 soldati incappucciati, carichi di armi e in tenuta da guerra. Sono entrati a poppa, hanno preso il controllo del ponte di comando, infine sono venuti a prua, dove si trovavano attivisti e giornalisti” ha raccontato. “Ci tiravano, ci spingevano, mi sono caduti addosso dei compagni” ha aggiunto, mostrando un livido sul braccio. “Alcune persone sono state maggiormente colpite“, ha aggiunto. E’ la presa del ponte di comando il momento in cui i soldati si sono mostrati più aggressivi, arrivando ad aggredire con scariche elettriche il capitano Joel, e altri membri dell’equipaggio.
Tratti in arresto, sono stati trasferiti al porto di Ashdod; hanno tardato a entrare in porto perché, dice l’eurodeputata, nella zona era in corso una manifestazione in appoggio alla Flotilla.
Quando finalmente hanno attraccato, è stato confiscato loro tutto il materiale informatico, telefoni e altri oggetti personali. Sono stati costantemente trattati come persone pericolose, “custoditi da soldati incappucciati e armati pesantemente.“L’esercito israeliano si è tenuto la barca e tutto il carico.
Politici e giornalisti sono già stati liberati, ma i membri dell’equipaggio sono ancora incarcerati. “In questi giorni dobbiamo impegnarci affinché vengano liberati“, ha sostenuto.
A bordo c’era anche un giornalista israeliano. “Era rimasto sorpreso nel vedere com’era in realtà la barca, rispetto a ciò che era stato raccontato sulla stampa israeliana“, ha detto a Miranda, a cui ha anche confessato di avere “paura di rappresaglie“.

Ana Miranda
30 giugno 2015
14:29
Eduardo Muriel

articolo originale:

MARIANNE E’ STATA ABBORDATA DA ISRAELE: 18 PERSONE SEQUESTRATE NEL MEDITERRANEO

Qui un evento su come sostenere la Fredoom Flotilla III:https://www.facebook.com/events/1591658504454957/
Da https://twitter.com/freedomflotita :

  1. Marianne al porto militare di Ashdod dopo la cattura in acque internazionali.

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Da http://www.freedomflotilla.it/ :


18 persone sequestrate nel Mediterraneo. Dove sono le nostre istituzioni?

Un atto di pirateria ingiustificabile nel Mediterraneo
Le navi della Marina militare israeliana godono forse di una ”lettera di corsa“ da parte delle istituzioni internazionali?

A circa 100 miglia marine (oltre 190 chilometri) dalle coste di Gaza, quidi ampiamente in acque internazionali, il peschereccio “Marianne”, facente parte della missione Freedom Flotilla III, è stato circondato da vari mezzi della Marina israeliana che lo hanno fermato e abbordato, in un illegale atto di pirateria. I passeggeri sono stati sequestrati e – secondo quanto riferito dalle forze armate israeliane – trasferiti (contro la loro volontà) presso il porto militare israeliano di Ashdod. Non sappiamo nulla delle loro condizioni. La Marina militare israeliana ha nuovamente colpito nel cuore del Mediterraneo;  le loro rassicurazioni di aver agito senza attuare violenza non ci tranquillizzano dato che che – parla la storia – oscurano le comunicazioni di bordo, attaccano i passeggeri con pistole taser, li arrestano, li deportano e li sottopongono a interrogatori forzati.

Allarmati dalle minacce provenienti dal Primo Ministro israeliano, che da giorni minacciava quello che di fatto, nel silenzio delle istituzioni internazionali, ha avuto luogo – ovvero il sequestro del peschereccio in acque internazionali, con l’arresto e la deportazione ad Ashdod dei passeggeri – avevamo già sollecitato, con missive e comunicati stampa (caduti nel vuoto), il Presidente della Repubblica Italiana, Onorevole SERGIO MATTARELLA, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Onorevole MATTEO RENZI, il Ministro degli Affari Esteri, Onorevole PAOLO GENTILONI SILVERI, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Onorevole FEDERICA MOGHERINI, chiedendo espressamente la tutela del diritto alla navigazione in sicurezza, in acque internazionali, per la missione Freedom Flotilla III.

Tra i passeggeri attualmente sequestrati un’europarlamentare galiziana (Ana Miranda Paz), un sassofonista israelo/svedese (Dror Feiler), il primo presidente della primavera tunisina (Moncef Marzouki), il parlamentare della Knesset israliana Basel Ghattas. Si tratta di 18 persone private della libertà solo per aver preteso il semplice rispetto del diritto internazionale, la libertà propria e altrui di navigare liberamente da porto a porto nel Mediterraneo.

Riteniamo che nostre istituzioni, e in primo luogo l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Onorevole FEDERICA MOGHERINI, debbano chieder conto al governo israeliano di ciò che è accaduto, ovvero come si possa permettere che barche assolutamente in regola con i documenti di navigazione e con il carico, possano essere attaccate impunemente in acque internazionali, da navi militari.
Le suddette istituzioni, dovrebbero sentirsi responsabili e attivarsi per avere rassicurazioni dirette – vale a dire dalla loro viva voce – sulle condizioni fisiche delle persone in questo momento sequestrate.
Chiediamo alle suddette istituzioni se ritengano che nel nostro Mediterraneo debba ancora valere il diritto internazionale: si condanni quindi qualsiasi paese che lo contravvenga con atti di pirateria, si chieda il rilascio immediato delle persone sequestrate e la restituzione del peschereccio “Marianne”,  si pretenda – secondo il diritto internazionale e come richiede l’ONU – la fine del blocco sulla Striscia di Gaza da parte di Israele con l’apertura al mondo del porto di Gaza, il porto della Palestina.

Lista delle persone attualmente sequestrate:

Dror Feiler – Svezia – Musicista & compositore
Bassel Ghattas – Parlamentare Knesset Israeliana
Dr. Moncef Marzuki – Tunisia – Attivista per i diritti umani, Ex-Presidente Tunisia
Ana Miranda Paz – Galizia – Membro del Parlamento Europeo (BNG)
Nadya Kevorkova – Russia – Giornalista
Kajsa Ekis Ekman – Svezia – Giornalista, Scrittrice
Robert Lovelace – Canada – Professore Universitario & Capo nativo Algonquin
Joel Opperdoes – Svezia – Equipaggio
Gustave Bergstrom – Svezia – Equipaggio
Herman Reksten – Norvegia – Equipaggio
Kevin Neish – Canada – EquIpaggio
Jonas Karlin – Svezia – Equipaggio
Charlie Andreasson – Svezia – Equipaggio
Ammar Al-Hamdan – Norvegia – Aljazeera Arabic
Mohammed El Bakkali – Marocco – Aljazeera Arabic
Ohad Hemo – Israele – Channel 2 Israeli TV
Ruwani Perera – Nuova Zelanda – MaoriTV
Jacob Bryant – Nuova Zelanda – MaoriTV

Marianne depature in Messina the port before Gaza PHOTO Pablo Miranzo

Tiziano Ferri
per Freedom Flotilla Italia
3341737274
[email protected]

    

Israele ancora una volta commette un atto di pirateria di stato nel Mediterraneo

comunicato stampa

equipaggio Marianne
Alle 02:06AM (ora di Gaza) di oggi 29.06.2015, la “Marianne” ha comunicato alla Coalizione della Freedom Flotilla (FFC) che 3 navi della Marina israeliana li avevano circondati, mentre si trovavano in acque internazionali, a circa 100 miglia nautiche (185 km) dalla costa di Gaza. Questa è stata l’ultima comunicazione, dopodichè il contatto con “Marianne” è andato perso. Alle 05:11AM (ora di Gaza) l’IDF ha annunciato di aver “visitato e perquisito” Marianne. Come ammesso da loro stessi, hanno catturato la barca e tle persone a bordo “in acque internazionali”. Da notare in particolare che l’annuncio dell’IDF riconosce che la striscia di Gaza è soggetta a blocco navale, nonostante il governo di Netanyahu lo abbia recentemente negato.

Non crediamo che la cattura di Marianne sia avvenuta “senza eventi di rilievo”: l’ultima volta che IDF si è espressa in modo simile, nel 2012, in realtà le persone a bordo di Estelle furono picchiate con manganelli e subirono dolorosi trattamenti a base di pistole taser.
Ancora più indietro nel tempo, nel 2010, dieci passeggeri della Mavi Marmara furono assassinati da IDF durante un’operazione simile, sempre in acque internazionali.

Purtroppo il governo israeliano continua a scegliere la politica assolutamente inefficace di “tolleranza zero” che in pratica rinforza la illegale e disumana punizione collettiva contro un milione e ottocentomila Palestinesi che vivono nella striscia di Gaza. I ripetuti attacchi di pirateria di stato in acque internazionali sono segnali preoccupanti che il blocco e l’occupazione si estende a tutto il Mediterraneo orientale. Chiediamo che il governo israeliano desista dal detenere civili pacifisti che viaggiavano in acque internazionali per una causa umanitaria.

Chiediamo ai nostri governi di assicurarci che tutti i passeggeri e l’equipaggio della “Marianne” siano salvi; protestiamo energicamente contro la violazione delle leggi marittime internazionali da parte dello stato di Israele.
Chiediamo alla società civile di condannare le azioni di Israele.
Continueremo a rispondere e reagire a queste ingiustizie, assieme a persone di tutto il mondo, fino a quando il porto di Gaza verrà finalmente aperto e l’assedio e l’occupazione israeliana avranno fine.
Per maggiori informazioni: ff3.freedomflotilla.org

Tiziano Ferri – Freedom Flotilla Italia
+39 334 1737274 [email protected]

    

E.Lotayef da “Rachel” dopo abbordaggio Marianne – video

“Sono Ehab a bordo di Rachel, stiamo tornando verso la Grecia. Il piano originale per questa flottiglia era quello di avere 3 imbarcazioni che dovevano arrivare a Gaza e 3 che le accompagnavano. Solo una imbarcazione e quelle che la accompagnavano sono riuscite a partire finora. Marianne, la prima imbarcazione è stata intercettata dagli israeliani qualche ora fa e per quello che sappiamo stanno andando verso Ashdod. Noi, delle 3 imbarcazioni che accompagnavano, Rachel,Vittorio e Juliano II stiamo tornando, come da piano orignale, indietro verso la Grecia.”

@Mogherini Cosa ne pensi di una barca con bandiera Svedese attaccata nel mediterraneo in acque internazionali da nave militare? #SOSFreedomFlotilla

    

Marianne è stata abbordata e catturata dalle forze di occupazione israeliane.

#SOSFreedomFlotilla
Marianne è stata abbordata e catturata dalle forze di occupazione israeliane.
Sosteniamo #FreedomFlotilla

Abbiamo perso il contatto con Marianne.
Ultima localizzazione dell’imbarcazione: 31º43′ N 32º33′ E
a circa 105 miglia nautiche (oltre 190 km) dal porto di destinazione, Gaza.
Le forze di occupazione israeliane affermano di aver intercettato e catturato Marianne.

Chiediamo a tutti di aiutarci a fare pressione sui governi e denunciare la palese violazione del diritto umanitario e marittimo da parte della Marina israeliana. Continue reading

 

 

Fonte:

http://www.freedomflotilla.it/