Yoga della Risata e sordità: intervista a Lalla Laura Ribaldone, Teacher e Ambassador di YdR

Lalla Laura Ribaldone

LAURA LALLA RIBALDONE

TEACHER & AMBASSADOR

YOGA DELLA RISATA

1 – COME È AVVENUTA LA SCOPERTA DELLA TUA IPOACUSIA?

Sono nata sorda, essendo uscita dal grembo materno 1 mese prima della “data prevista” del parto. Ovviamente 52 anni fa non c’erano apparecchiature ospedaliere che prevedevano le disabilità dei nascituri.

La mia sordità è venuta fuori per un caso, circa, credo verso i due anni (da come mi è stato raccontato da nonna e mamma). Dormivo in un lettino-culla vicino a dove mia nonna stava cucinando e lei ha fatto cadere un qualcosa di pesante, tipo una padella o una pentola. Nonna ha pensato che mi fossi svegliata o spaventata dal forte rumore, invece dormivo beatamente. E da lì tramite vari esami audiometrici si è venuta a scoprire la mia sordità dell’80%, per cui porto le protesi acustiche che sono un aiuto a sentire le voci, i rumori.

2 – QUALI SONO LE DIFFICOLTÁ PRINCIPALI CHE VIVE QUOTIDIANAMENTE UNA PERSONA SORDA?

Le difficoltà sono davvero tante. In questi tempi sfidanti del Covid sono aumentati ancora di più i problemi. Ma andiamo per ordine.

In base alla mia esperienza di vita, ho provato emozioni negative, come da foto, in primis il bullismo a scuola quindi isolamento da parte degli altri bambini, inquanto non capivo i loro giochi, le loro parole e mi vedevano come una bambina strana, quindi non normale come loro e nello stesso tempo provavo molta rabbia e frustrazione, piangevo in continuazione, ero sempre triste e non provavo sentimenti né autostima. Quindi i bambini sordi, se non sono accettati dai loro compagni possono avere queste problematiche anche nella crescita adolescenziale se non si ha il supporto dei genitori, soprattutto se udenti in quanto spesso non accettano la disabilità del proprio figlio, (io grazie al cielo sono stata fortunata, anche se mio padre all’inizio ha fatto fatica ad accettare tutto questo ma grazie all’infinita pazienza di mia mamma che mi ha seguita passo per passo piano piano ha iniziato ad amarmi di un amore incondizionato nonostante i nostri caratteri molto simili). Infatti questi bambini sordi nati da genitori udenti vengono, se si può dire così, definiti “Sordi infelici” (mentre i sordi felici sono quelli nati da famiglie sorde).

Dopo le scuole, la maggior difficoltà è il lavoro, nonostante le “categorie protette” (non so se oggi si chiamano ancora così o se esiste una definizione diversa), in quanto spesso i lavoratori disabili vengono chiamati per lavori tipo centralinisti o portieri o simili. Quindi c’è una mancanza di comunicazione tra udente e sordo. Anche quando si è, ad esempio, in una comitiva di amici o colleghi a pranzo o a cena, o comunque in compagnia con persone udenti, spesso queste ultime non hanno la consapevolezza che c’è una o più persone che hanno problemi uditivi quindi parlano inconsapevolmente senza pensare di mettersi davanti alla persona sorda in modo tale che possa leggere il labiale.

Nell’ultimo anno e mezzo le difficoltà sono aumentate a causa del Covid con l’obbligo della mascherina. Purtroppo (e a volte è anche comprensibile) a causa della paura del contagio, chi fornisce servizi (negozi, uffici, ospedali, ecc.) si rifiuta di abbassare la mascherina, nonostante il distanziamento. In questo modo i sordi non possono leggere il labiale, e quindi si aumenta la rabbia, la frustrazione di non capire ciò che la persona udente dice.

Nonostante il decreto ministeriale, ancora oggi a distanza di un anno e mezzo, le difficoltà sono tante, ma veramente tantissime. E noi sordi abbiamo il diritto di vivere nella società come tutti gli esseri umani.

3 – DA QUALCHE ANNO SEI ENTRATA NEL MONDO DELLO YOGA DELLA RISATA. COME È AVVENTUTO IL TUO INCONTRO CON QUESTA AFFASCINANTE DISCIPLINA?

Ho scoperto lo Yoga della Risata nel 2016, ad una manifestazione sportiva del mio paese, Solero (in provincia di Alessandria). Stavo vivendo un periodo molto buio della mia vita, oltre che ciò che ho subito da bambina, nel mondo del lavoro con varie discriminazioni, la morte dei miei genitori ed infine il divorzio (ti allego poi la mia storia personale).

Ero in un tunnel senza speranza di vedere un lumicino, e mi son detta che dovevo comunque fare qualcosa. Avevo due chances: o andare dallo psicologo o provare questa esperienza di Yoga della Risata. E ho scelto la seconda opzione, mi son detta… Provo! Ho frequentato il club del mio paese, nonostante il mio forte scetticismo, ma ho cominciato, inizialmente a provare sollievo, un momento di liberazione, un momento di, come dire, di distrazione dai problemi. E puntualmente una volta la settimana andavo al club e ho notato un miglioramento in me, ma non mi bastava. Dopo qualche mese è capitato un leader training, ma non mi interessava portarlo in ambiti sociali o aprire un club, ma mi serviva una full immersion. Ed ecco che mi si sono spurgati via i sentimenti ed emozioni negativi, anche se le paure e le ansie erano ancora molto forti in me. Ma era un primo passo verso il benessere personale. Finchè l’anno dopo ho conosciuto Lara Lucaccioni (che poi diventerà la mia master e soprattutto il mio punto di riferimento della mia vita), e da lì è arrivata la mia vera rinascita come persona la quale sono ora.

4 – LA TUA ESPERIENZA DI VITA CI INSEGNA CHE YDR E SORDITÁ SONO UN CONNUBIO POSSIBILE. IN CHE MODO PORTI AVANTI LE TUE ATTIVITÁ IN QUESTO CAMPO?

Allora, dal il Teacher Training del 2017 a Reggio Calabria, ho sempre sentito come una mia missione di portare lo Yoga della Risata tra i sordi semplicemente per il motivo che se ce l’ho fatta io, anche le atre persone sorde possono farcela ad essere gioiosi nella vita, ad accettare la propria disabilità (e questo è molto importante per la propria autostima), e soprattutto a far capire alle persone udenti che siamo persone come loro, con una disabilità invisibile e visibile solo al momento della comunicazione. E non solo di portarla ai sordi ma insieme alle persone udenti per rendere migliore l’integrazione.

All’inizio non conoscendo la LIS (Lingua dei Segni Italiana), ho aperto una pagina facebook ,che esiste tuttora:

https://www.facebook.com/sentiamociridere

con video e slides per spiegare cosa è lo yoga della risata, i suoi benefici e vari esercizi. Ma dovevo assolutamente imparare questa meravigliosa lingua che è la LIS, che ho studiato in tre livelli. Ho portato, per ora, solo un progetto presso la ENS (Ente Nazionale Sordi) a Torino nel 2018.

E nel frattempo la domenica mattina conduco Skyperisata Video per Sordi alle 8.30.

Ai tempi del Covid ho condotto fino a qualche settimana fa le dirette Facebook in LIS scaricati anche su Youtube con buone visualizzazioni. Il mio sogno è quello di diventare interprete LIS per poter portare più progetti e perché no magari anche formare dei leader di Yoga della Risata sordi.

Nel frattempo ho conosciuto Silvia Martorelli, anche lei teacher e ambassador di Yoga della risata, autrice del progetto “Jonkey the Monkey, la maieutica della gioia”. E su questo progetto ha scritto un libro per bambini della scuola primaria.

E ho deciso di tradurlo in LIS per portarlo ai bambini come progetto:

#JONKEY4SPECIALKIDS

Dall’inizio 2019 ho letto più volte il libro di Silvia per immedesimarmi nel personaggio della simpatica scimmietta e degli altri animali del bosco, in quanto nella LIS esiste anche l’impersonamento. Poi son partita con le traduzioni scritte in LIS, in quanto come detto in precedenza, la lingua dei segni ha una sua grammatica, e come potete ben vedere dal mio pietoso libro (HO HO HA HA). In tarda primavera ho fatto prove su prove (e non vi so dire quante…) con i video puramente didattici, in quanto i bambini sordi hanno ancora poca dimestichezza con la lingua, così come per i bambini udenti delle scuole primarie con le parole e i numeri. Difficoltà…beh….tante… anche perché tante parole non esistono in LIS, quindi ricorrere ad un classificatore che sono segni che spiegano quella parola (ad esempio: aforisma non esiste in lis e viene tradotto come frase ad effetto). Per il corso tenuto da Silvia a Bussolengo a giugno ho girato due tipi di video: uno solo con la storia senza sessione, e l’altro con la sessione ma solo il primo capitolo. In quanto leggendo il libro sono sorti alcune difficoltà se si vuole dire così. È un po’ come fare le sessioni con i diversamente abili o pazienti di ospedali o anziani, cioè le sessioni fatte a misura per loro, e così lo è anche per i sordi. Quindi alcuni esercizi, giochi, meditazione e rilassamenti da modificare. Prima cosa NO ad esercizi con comandi vocali, con occhi bendati e rilassamenti guidati in quanto i sordi non possono sentire le voci. Vi cito alcuni esempi: il drago e la principessa verrà modificata facendolo al contrario, cioè cerchio verso l’esterno in modo che i sordi possano vedere il gioco. Il rilassamento a pag. 54 (energia della terra) invece di tenere gli occhi chiusi, prendere consapevolezza del proprio respiro e con gli occhi fissare un punto verso l’alto come se si osservasse intensamente una stella nel cielo.

Altro problema rilevante è la musica che è da provare in maniera diversa, e non ho ancora messo in atto la modalità, ma vorrei provare coi palloncini in mano e contro il petto mettendo la musica a palla in modo tale da poter sentire le vibrazioni della musica. Oppure provare con il drum circle di Stefano Ciceri che poi ne parleremo, ne verificheremo se esiste la possibilità di farlo.

Ad agosto ho fatto un lunghissimo viaggio di 1100 km in due giorni per andare da Silvia per la promo e dopo millle prove e con la collaborazione della sua splendida famiglia finalmente siamo riuscite a produrlo, per poi aggiungere delle pillole di quello che sarà poi il lavoro definitivo e che vedrete tra poco.

Detto questo credo molto in questo progetto in quanto mi son vista nel mio passato di bambina sorda protetizzata con episodi di bullismo, di ricerca di attenzioni da parte di altri bambini che, purtroppo, mi lasciavano in disparte per via della mia disabilità, le paure, le ansie, la paura di non farcela, tante cose non volevo farle perché ero certa di non raggiungere l’obiettivo. Ma grazie a Lara Lucaccioni con i suoi workshop e il teacher training di yoga della risata, oggi si sono sbloccate. E ancora oggi a 50 anni con i colleghi e qualche gruppo di amici… ma HO HO HA HA. E quindi con questo progetto far coinvolgere i bambini sordi e udenti per far sì che l’integrazione tra loro sia più serena e ridente possibile.

Intanto allego una slide che mi sta a cuore….

5 – ALTRO

Il mio cambiamento personale con lo Yoga della risata

Quali sono stati i cambiamenti della mia vita grazie allo Yoga della Risata?

Sono cambiate tantissime cose nella mia vita, proprio a causa della mia disabilità, la sordità congenita. In primis ho accettato la mia disabilità. In passato mi rifiutavo, mi sentivo estranea a me stessa ed agli altri, ero sempre arrabbiata col mondo intero. Quando mi son trovata sola, senza più una famiglia, senza un punto di riferimento nella mia vita, son crollata in basso in un pozzo senza fondo, e non vedevo la luce in fondo al tunnel, era sempre più buio, non avevo più voglia di vivere, se non solamente per il mio lavoro.

Lo yoga della Risata mi ha salvato la vita, ho imparato ad amarmi sempre di più, a trovare il mio sorriso. Con la certificazione da leader piano piano le mie emozioni negative si sono svaporate e con RidiAmaVivi e il Teacher Training tutte le mie paure e le mie ansie si sono definitivamente sbloccate dal mio corpo, dandomi il coraggio di buttarmi della vita, di avere più consapevolezza che nella vita, nonostante tutto, nonostante i propri limiti, tutto si può.

Ho notato meno fiati corti causati dallo stress e dalle paure, più coerenze cardiache hanno fatto sì che il mio corpo potesse prendere il suo ritmo naturale a livello di respirazione, di stabilità mentale e di pace interiore che non avevo mai conosciuto. E dopo tanto tempo anche di lasciarmi andare in campo sentimentale. Ho conosciuto, e sto conoscendo ancora oggi, emozioni straordinarie anche per le cose più piccole e che pensavo insignificanti. Provo maggior apprezzamento, maggior gratitudine e maggiore amorevolezza, emozioni vitali che fanno parte di me. Ogni mattina mi sveglio molto carica (anche se qualche volta svogliata, ma ci può stare, siamo umani), molto gioiosa e con la voglia di ridere e di vivere ogni giorno sempre di più.

Non mi fermo più al sorgere del problema, non mi arrovello più su di esso, ma cerco sempre di trovare vie traverse finchè l’universo me lo permette, altrimenti lo lascio lì un attimino, ben si sa “Solo l’Universo sa quando sarà il momento”, e per me questo è molto molto importante.

Oggi la risata è la mia vita, è cambiata anche la postura e il linguaggio del mio corpo, è cambiata la mia mentalità che da chiusa si è aperta al mondo. Ho una famiglia che amo tantissimo, la Laughter Family, in cui condividiamo, ci sentiamo in piena connessione e non avrei mai immaginato di provare un amore e un legame così grande e forte, ho imparato a vivere e a ragionare di più col cuore che non con la testa. E ho scoperto l’amore vero e proprio grazie al mio compagno Massimo che da un paio di anni sta al mio fianco, che mi supporta (e mi sopporta pure! Ho ho ha ha), e questo amore lo devo anche allo Yoga della Risata ed al mio club.

E oggi vivo con gioia!

Intervista a Martina Donna, attivista, scrittrice e blogger omodisabile

Martina Donna

Ho intervistato Martina Donna, attivista per i diritti lgbt+, scrittrice e blogger affetta da tetraparesi spastica dalla nascita, autrice del  romanzo IO SONO MARTINA una ragazza, una sedia a rotelle, un amore, un’avventura. Questo il suo profilo Instagram:
Ecco, di seguito, l’intervista:
  • Tu ti definisci omodisabile. Ti va di parlarmi di questo doppio canale con cui vivi la tua identità e il tuo attivismo?

Tante persone mi chiedono se penso di essere detentrice di due diversità e come mi sento. Penso di esserlo, ma usare la parola diversità oppure normalità non mi piace.  Mi domando invece: Che cos’è la diversità? Che cos’è la normalità? Semplice. Ognuno di noi può decidere che cosa considerare diverso oppure no, che cosa definire normale oppure no.  Non credo affatto di avere dei limiti o sfortune, a detta di alcuni. Sono convinta invece di possedere delle carte uniche e vincenti, che mi consentono di vivere una vita piena e appagante. Mi definisco attivista da quando sono stata nominata rappresentante della categoria e mi sento davvero onorata. Tutto ha avuto inizio quando mi è stato dato l’enorme privilegio di parlare sul palco del Milano Pride 2019. Amo interagire con le persone e essere attivista mi ha facilitato ulteriormente in questo. Il mio obbiettivo è raggiungere il cuore di chi lo desidera e dare così l’aiuto di cui si ha bisogno. Inoltre voglio lasciare una traccia positiva del mio passaggio su questa terra e fare il possibile per annullare pregiudizio e discriminazione.

  • Ti capita di subire discriminazioni? Se sì, avviene più spesso per la tua disabilità, per l’orientamento sessuale o in egual modo per entrambe le condizioni?

Sì, nella vita mi è capitato durante l’adolescenza. Gli anni della scuola, soprattutto le medie, sono stati anni difficili e duri. Venivo bullizzata a causa della mia disabilità, in quegli anni non era iniziato il mio processo  di accettazione e sono convinta che questo abbia facilitato gli atti di bullismo subiti. Riguardo il mio orientamento sessuale, invece, non ho subito alcun tipo di discriminazione. Piuttosto ho provato un totale senso di inclusione e accettazione all’interno dell’intera comunità LGBT+

  • Parlare della sessualità delle persone disabili è, purtroppo, un tabù diffuso. Disabilità e omosessualità insieme rappresentano un tabù nel tabù?

È un tabù sfortunatamente, non perché realmente lo sia, ma perché la nostra società è da sempre abituata a considerare questi due fattori tabù in quanto la persona con disabilità viene percepita ancora oggi come asessuata. Dunque essere anche omossessuali crea un ulteriore choc sociale. Uno dei miei obbiettivi come attivista è proprio quello di distruggere definitivamente questo tabù, perché non rispecchia la realtà, ma la distorce alimentando in maniera costante pregiudizio e discriminazione. I disabili fanno sesso, eccome se lo fanno! Hanno una sessualità normale, anzi a volte addirittura migliore di quella dei normodotati. Poi mi domando in ultimo quale diritto ha un normodotato di presumere o anche solo pensare che la persona con disabilità sia asessuata perché disabile? È perché non si pensa o si presume la stessa cosa per voi cari normodotati?

  • Nella società abilista ed eteronormata in cui viviamo, cosa potremmo fare per sensibilizzare sempre di più all’accettazione e valorizzazione dei corpi e delle sessualità non conformi?

Premetto che usare la parola abilista è discriminatorio verso tutte le persone disabili. Peraltro il termine abilismo è finalmente all’interno della Treccani. Perciò utilizzeremo la parola società normodotata, o ancora meglio nella società di persone non disabili. Per far sì che la sensibilizzazione funzioni è necessario interrompere la catena del pregiudizio mediante l’informazione. Dove non c’è informazione nascono i pregiudizi. È un circolo vizioso che deve essere spezzato. Bisogna ricordare come detto all’inizio che il diverso viene visto tale perché lo si vuole vedere in quel modo. Lo stesso vale per sessualità e corpi non conformi. La diversità, il problema, sta sempre negli occhi di chi vuole e continua a considerarlo come tale.

  • Quanto è importante, secondo te, l’intersezionalità delle lotte per i diritti umani?

L’intersezionatilità è importante ma non fondamentale. Ciò che conta a mio avviso sono le azioni compiute dal singolo individuo per portare a compimento l’obbiettivo prefissato. Possono esserci disabili eterosessuali, persone non disabili omosessuali oppure persone omodisabili come nel mio caso. Questo non rende diverso o meno importante l’impegno di tutti riguardo i diritti umani. Certo una persona con entrambe le cose può avere in alcuni casi una maggior apertura, ma non è affatto scontato.

  • Il sesso, nel senso di vivere anche fisicamente la sessualità, è un diritto? Perché?

Certamente! È un diritto e un bisogno per qualunque essere umano. I disabili sono persone con desideri e pulsioni eguali a quelle dei non disabili. Come già detto sopra. Per questo sarebbe fondamentale in Italia una legge che regolamenti la figura professionale dell’assistente sessuale, già regolamentata in Belgio, Svizzera, Danimarca, Germania, Olanda e Svezia. Negli USA questa figura è un connubio tra terapeuta, sessuologa e assistente personale. In Italia viene spesso associata alla prostituzione, ma non è affatto così. L’assistente sessuale non può praticare sesso in modo completo con il proprio assistito. Tale figura professionale si occupa non solo dell’aspetto fisico ma soprattutto dell’aspetto emozionale, aiutando la persona che assiste a trovare una sua dimensione sessuale. Il disegno di legge fortemente voluto da Sergio Lo Giudice (PD) e dalla parlamentare Monica Cirinnà rimane fermo al 2014. È disumano negare la sessualità a chi ne sente il bisogno, solo perché disabile.

  • Qualche giorno fa ricorreva la Giornata Mondiale della Disabilità? Ritieni utili simili iniziative?

Sì, il 3 dicembre era proprio la Giornata Mondiale Per Persone Con Disabilità. Questa data è importantissima e il suo obbiettivo è quello di sensibilizzare sul tema della disabilità ma soprattutto sul tema dei diritti. Purtroppo esistono ancora molte discriminazioni verso le persone con disabilità e questa giornata contribuisce all’abbattimento di tali discriminazioni. È inoltre concepita in un’ottica di dignità umana, perciò ritengo che questa data non sia soltanto utile ma fondamentale.

  • In quanto donna, disabile e lesbica, ritieni che il ddl Zan in contrasto al’omolesbobitransfobia, alla misoginia e all’abilismo, qualora approvato, cambierebbe l’impegno collettivo verso una sempre maggiore inclusione di tutte le soggettività?

Anche la legge Zan a mio parere è di fondamentale importanza e nutro la speranza che venga approvata anche al Senato. Sono fiduciosa che potrebbe cambiare l’impegno collettivo, ma soprattutto contribuirebbe ad un’apertura mentale a livello sociale della quale abbiamo estremamente bisogno, per poter essere una società sempre più inclusiva e sempre meno predisposta ad un qualunque tipo di discriminazione e pregiudizio.

  • C ‘è qualcosa che vuoi aggiungere al termine di quest’intervista e/o lanciare un appello a chi la leggerà?

Siate sempre fieri di voi stessi e di ciò che fate. Non vergognatevi mai delle vostre scelte, non abbiate paura di chiedere ciò che ancora non conoscete o semplicemente vi incuriosisce. Andate oltre i vostri limiti e le vostre paure, solo così riusciremo a creare una società migliore e potremmo essere sempre un passo avanti. Fate sempre sentire il vostro grido al mondo.

D. Q.

 

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Gender: che succede nelle scuole con il nuovo anno scolastico

Gender: che succede nelle scuole con il nuovo anno scolasticoRiparte l’anno scolastico: i bambini si preparano, i libri sono già stati acquistati, le merendine sono già pronte.

Ma quest’anno, più dei precedenti, per molte famiglie italiane è del tutto particolare: perchè nelle teste di molte mamme pronte a mandare il loro figlio a scuola c’è una nuova pericolosissima preoccupazione che aleggia.

Non stiamo parlando di maestre poco capaci o di baby-spacciatori, o ancora di quella direttrice scolastica che si impunta a non far riparare i bagni o dell’inefficiente sistema di trasporto scolastico del proprio Comune. No: in molte parti d’Italia, dal Veneto alla Sicilia, si sta diffondendo una preoccupazione del tutto nuova: il GENDER.

Vediamo quindi cosa sta succedendo nelle scuole italiane e nelle famiglie che si apprestano a consegnare per molte ore della loro giornata i loro figli al mondo dell’istruzione italiana.

Tutto nasce con la nuova legge voluta dal premier Matteo Renzi sulla “Buona scuola” e cioè l’attesissima riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione.

All’articolo 16 il testo recita: “16. Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93” (violenza sulle donne).

Come potete leggere anche voi, l’articolo della legge è assolutamente innocuo: parla di pari opportunità, di educazione alla parità tra i sessi (niente più maschietti bulli nelle aule, ladri delle merendine delle ragazze indifese!), contro la violenza di genere per l’appunto.

Ma è la parola “discriminazioni” che sta dando manforte agli ultrà cattolici per urlare contro quella che, in altri paesi europei, sarebbe sicuramente considerata una norma debole, poco chiara e quindi poco efficace per orientare l’istruzione su principi assolutamente condivisi e condivisibili come quelli della non discriminazione verso donne e soggetti più deboli, giovani lgbt compresi.

Nel blando articolo, non si parla infatti né di educazione sessuale (purtroppo, aggiungiamo noi), né esplicitamente di formare il personale della scuola per accogliere i bambini di famiglie omogenitoriali, né di prevenire il bullismo nei confronti degli adolescenti lgbt, che, si sa, sono più spesso oggetto delle attenzioni poco simpatiche dei loro coetanei.

E così, da Trento ad Agrigento, si sta diffondendo il panico tra le mamme italiane. Complici una manciata di attivissime associazioni di ultrà cattolici, che stampano volantini, organizzano iniziative con presunti esponenti “anti-gender”, si mobilitano via whatsapp diffondendo il panico alle altre mamme. Per dare una idea di quanto questa vera e propria psicosi collettiva si stia diffondendo in Italia, basti vedere le ricerche della parola “gender” negli ultimi tre anni sul principale motore di ricerca di Internet, Google.

Il grafico, infatti, mostra chiaramente quanto sia solo dal giugno 2015 – mese in cui è entrato nel vivo il ddl sulla Buona Scuola – che venga cercata su Google la parola “gender”, che invece prima veniva completamente ignorata.

gendr

Educazione sessuale esplicita, che annulla ogni differenza tra uomo e donna, che invita alla masturbazione, spiega come avviene la penetrazione sessuale e illustra come organizzare rapporti sessuali a sei: questo il terrorismo che sta dilagando nelle scuole e preoccupa molte mamme italiane.

Non credete ancora che tutto ciò sia possibile? Date un’occhiata a questo link.

E’ di stamani una esclusiva de L’Espresso che riporta una allucinante telefonata che sta impazzando sui whatsapp delle mamme di Brindisi. Questo audiomessaggio sta infatti girando in queste ore nei gruppi classe di alcune madri con i propri figli iscritti alle elementrari della provincia di Brindisi. Una voce preoccupata mette in guardia i genitori: «Andate a firmare al vostro Comune contro la legge gender».

Annunci catastrofici di lezioni improntate alle masturbazione, penetrazione, matrimoni tra gay. Tutto somministrato ai bambini dell’asilo e delle elementari.

Una clamorosa controffensiva contro la Buona scuola che ha introdotto la prevenzione contro la violenza di genere e le discriminazioni. Così con tono colloquiale si chiede di bloccare ogni passo verso la modernità: «Noi possiamo fermare tutto questo, un vero guaio, con una petizione. Non possiamo nemmeno dire “Io mio figlio non lo mando più a scuola” perché c’è l’arresto. Già dall’asilo parlano ai bambini di sesso, di gay, dei trans come se fosse tutto normale. A settembre quando porteremo i bambini a scuola ci daranno un foglio: non firmatelo. Mandate questo messaggio a più persone possibile. A me l’ha detto il mio pastore già l’anno scorso e pensavo fosse una cosa così.. E invece no.. Sta andando veramente avanti. Un bacio a tutti e una santa giornata».

Il tutto è partito un po’ in sordina nel giugno scorso. Noi ne avevamo dato notizia con questo articolo : era una vera e propria campagna di terrorismo psicologico diretta tutta alle famiglie con bambini in età scolare, quella attuata nelle ultime settimane da chi, celandosi dietro profili personali e senza che la cosa abbia carattere di ufficialità, puntava intanto a riempire la piazza del Family Day del 20 giugno.

Nei messaggi che circolavano in quei giorni via Facebook e Whatsapp, si faceva riferimento ad una legge che stava per essere approvata per entrare in vigore da settembre prossimo e che avrebbe obbligato le scuole ad attivare “corsi gender” nei quali insegnare ai bambini di quattro anni la masturbazione e i rapporti sessuali a sei. Nulla di vero, insomma, come abbiamo visto.

Ad agosto arriva la notizia che alcuni cittadini stiano mobilitandosi per raccogliere le firme per un referendum abrogativo del famigerato e pericolosissimo articolo 16 del ddl sulla Buona Scuola.

Ma è il 4 settembre che la battaglia prende una svolta. Fa infatti il giro d’Italia la notizia che il Sindaco di Prevalle, in provincia di Brescia, ha utilizzato il cartellone luminoso destinato alle comunicazioni pubbliche del comune per mandare un messaggio tanto chiaro quanto terroristico alle famiglie: “L’Amministrazione Comunale è contraria all’ideologia gender”. L’idea del primo cittadini di Prevalle è così buona… che viene subito ripresa da altri Sindaci.

Qualche giorno fa una notizia tristissima che arriva da Trento e che la dice lunga sul livello di preparazione culturale di queste persone.

Ricordate la terribile storia di Leelah Alcorn, la ragazza diciassettenne dell’Ohio, negli Stati Uniti, che si tolse la vita perché i genitori non accettavano il fatto che lei, nata nel corpo di un uomo, si sentisse donna e la sottoposero a terapie riparative? Rose Morelli è una fotografa britannica e le dedicò una bella foto. Subito rubata dagli intelligenti ragazzi di “Fratelli d’Italia” di Trento per dimostrare quali pericoli stanno per distruggere la scuola italiana. Ennesima gaffe, ma che la dice lunga sul terrorismo.

Una delle ultime notizie arriva dalla civilissima Toscana. Ad Arezzo da giugno c’è una nuova amministrazione di centro-destra, in cui esponenti ultrà cattolici siedono in Giunta Comunale. E così prima viene dato il patrocinio ad uno dei tanti convegni terroristici sul gender organizzati in giro per l’Italia da un avvocato che sulle persone lgbt ne ha dette di cotte e di crude, Gianfranco Amato, poi viene decisa l’uscita del Comune di Arezzo da READY , la rete delle Amministrazioni Pubbliche contro le Discriminazioni per Orientamento Sessuale e Identità di Genere il cui obiettivo era «stabilire un confronto con le Associazioni Lgbt locali, favorire l’emersione dei bisogni della popolazione Lgbt e operare affinché questi siano presi in considerazione anche nella pianificazione strategica degli enti».

E non basta che Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione, dica chiaro e tondo su Facebook che la ‘teoria gender’ non esista, che la campagna lanciata da alcune associazioni e frange più retrive della chiesa contro l’inesistente “teoria gender” sia “terrorismo psicologico ed infine annunci un documento ufficiale del MIUR che spieghi l’intento del contestato articolo della riforma della scuola, ovvero educare al rispetto delle differenze e combattere le forme di discriminazione e di violenza di genere.

Non basta, perchè come la pagina di Facebook “Il Gender” ci ha simpaticamente spiegato , il gender cambierà a breve il sesso di tutti i bambini italiani… non solo dei testimonial dell’ovetto Kinder.

Fonte: Gay.it

 

Tratto da http://www.mariomieli.net/gender-che-succede-nelle-scuole-con-il-nuovo-anno-scolastico.html

‘Distruggono la famiglia’. Bagnasco contro l’educazione alla diversità nelle scuole

Il presidente dei vescovi italiani chiede al governo Renzi di mettere al bando i nuovi libri di testo per le elementari e le medie voluti dai governi Monti e Letta per combattere l’omofobia. Secondo l’arcivescovo di Genova che ignora la laicità dello Stato, così si trasformano le aule in “campi di rieducazione e indottrinamento”

di | 26 marzo 2014

 

‘Distruggono la famiglia’. Bagnasco contro l’educazione alla diversità nelle scuole

 

Allarme, la scuola italiana apre alla “dittatura di genere”. In altri termini alla normalizzazione dell’omosessualità. La “colpa” è di tre volumetti dal titolo ‘Educare alla diversità a scuola‘ destinati alle primarie e secondarie di secondo grado. Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, durante la prolusione di apertura del Consiglio permanente dei vescovi, poi ripresa da Avvenire, non usa mezzi termini: la scuola pubblica sta diventando un immenso campo di rieducazione perché quei libretti “instillano preconcetti contro la famiglia e la fede religiosa”. Un monito indirizzato forte e chiaro al governo Renzi e al ministro competente.

Di cosa si tratta? I volumi sono stati autorizzati dalla presidenza del Consiglio dei ministri (Dipartimento per le Pari opportunità) all’epoca del governo Monti e dall’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero. Il governo di Enrico Letta ha dato seguito nell’ambito delle nuove strategie nazionali anti omofobia. A curare le pubblicazioni l’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. La realizzazione è dell’istituto Beck.

Le tematiche si sviluppano in cinque schede che trattano le “linee-guida per un insegnamento più accogliente e rispettoso delle differenze” attraverso altrettanti capitoli: le componenti dell’identità sessuale; omofobia: definizione, origini e mantenimento; omofobia interiorizzata: definizione e conseguenze fisiche e psicologiche; bullismo omofobico: come riconoscerlo e intervenire; adolescenza e omosessualità. Si legge che non basta più “essere gay friendly (amichevoli nei confronti di gay e lesbiche), ma è necessario essere gay informed (informati sulle tematiche gay e lesbiche).

Lo scopo è avere un manuale contro il bullismo che si accanisce contro i “diversi” tanto che a pagina 18  c’è un vero e proprio manifesto scolastico contro il bullismo. “Bisogna che l’insegnante riveda la scheda sul bullismo. È importante, inoltre, che l’insegnante sia molto chiaro e deciso nello spiegare ai suoi studenti i seguenti punti: la scuola non tollera questo tipo di comportamenti. Il bullismo è sbagliato. Prendere in giro, minacciare, picchiare qualcuno, farlo sentire escluso, perché è grasso, perché è un “secchione”, perché è diverso da noi, perché pensiamo che sia omosessuale, è sbagliato. Ognuno ha diritto di essere com’è, ognuno ha qualcosa da insegnarci. Quanto più qualcuno è diverso da noi, tanto più ha da insegnarci. Essere bulli non è “figo”, è stupido”.

C’è poi uno spazio con le domande frequenti (faq) dove si risponde in modo schematico ai quesiti sulla sessualità. “I rapporti sessuali omosessuali sono naturali? Sì. Il sesso tra le persone dello stesso sesso è presente in tutta la storia dell’umanità, sin dall’antica Grecia. Inoltre, molti eterosessuali possono avere sporadiche fantasie omosessuali, così come molti omosessuali possono avere sporadiche fantasie eterosessuali. Un pregiudizio diffuso nei paesi di natura fortemente religiosa è che il sesso vada fatto solo per avere bambini. Di conseguenza tutte le altre forme di sesso, non finalizzate alla procreazione, sono da ritenersi sbagliate. Un altro pregiudizio è che con l’omosessualità si estinguerebbe la società. In realtà, come afferma l’Organizzazione mondiale della sanità, la sessualità è un’espressione fondamentale dell’essere umano. L’unica cosa che conta è il rispetto reciproco dei partner.

Potremmo quindi ribaltare la domanda chiedendoci: “I rapporti sessuali eterosessuali sono naturali?”. Qui si arriva al terreno di scontro con la Cei, perché sono questi e altri passaggi che hanno fatto fare un salto sulla sedia al cardinale Bagnasco ; ad esempio quelli che riguardano la televisione e i media “che discriminano le famiglie omosessuali”, invitando i docenti a chiedere agli alunni come mai “in Italia non ritraggono diverse strutture familiari”. Passaggio “delicato”, il tentativo di far immaginare “sentimenti ed emozioni che possono provare persone gay o lesbiche”; e la masturbazione fra ragazzi è presentata “come un gioco”. Bagnasco ha sparato a zero: “Strategia persecutoria contro la famiglia”. Ancora: “Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei ‘campi di rieducazione’, di indottrinamento. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati?”. E conclude: “I genitori non si facciano intimidire…non c’è autorità che tenga”.

 

 

Fonte:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/26/distruggono-la-famiglia-tradizionale-bagnasco-contro-leducazione-alla-diversita-nelle-scuole/927200/