GAZA, 8 AGOSTO 2014: DOPO TREGUA RICOMINCIA L’INFERNO. 5 MORTI TRA CUI UN BAMBINO. CISGIORDANIA: 15 FERITI ALLA MANIFESTAZIONE DI BEIT FURIK. 1 MORTO A RAMALLAH

Da  Gaza:

 

08/08/2014

 

Dalla pagina Facebook di Michele Giorgio

5 ore fa tramite Twitter

  • Onu:durante tregua sono stati estratti da macerie altri corpi di vittime.Morti ora sono 1.922,di cui 1.407 civili, inclusi 448 bambini #Gaza

Michele Giorgio

6 ore fa tramite Twitter

  • Suleiman, Ahmad e Mahmoud Abu Haddaf.Sono nomi dei componenti di una stessa famiglia colpita a Qarara.Oggi 5 morti,tra cui 1 bambino #Gaza

Michele Giorgio

13 ore fa

Si chiama Ibrahim al-Dawawseh il bambino palestinese di 10 anni ucciso in bombardamento israeliano a nord di #Gaza

 

Michele Giorgio

14 ore fa

Pesante bombardamento dal mare. La Marina israeliana sta prendendo di mira Beit Lahiya. Attacchi aerei a sud, nel Corridoio Filadelfia, tra Rafah e l’Egitto. Da #Gaza in totale 20 lanci di razzi
Decine di feriti in bombardamento israeliano su al Karama #Gaza

 

Michele Giorgio

15 ore fa

Gaza già colpita più volte da aviazione e artiglieria

Michele Giorgio

15 ore fa

Netanyahu ordina alle forze armate di riprendere gli attacchi contro Hamas, ossia Gaza. I palestinesi hanno lanciato stamani almeno 10 razzi dopo fine tregua umanitaria.

 

Michele Giorgio

17 ore fa tramite Twitter

  • Migliaia di palestinesi sono in fuga ad Est di #Gaza city e in altre località per timore di attacchi israeliani. Nuovi lanci razzi

· · @michelegiorgio2 on Twitter ·

 

Michele Giorgio

17 ore fa tramite Twitter

  • L’artiglieria israeliana ha ripreso a sparare, movimenti di carri armati lungo le linee tra #Gaza e Israele

Michele Giorgio

17 ore fa tramite Twitter

  • Lanci di razzi da Gaza verso Ashqelon e altre località del sud di Israele #Gaza

 

Michele Giorgio

19 ore fa tramite Twitter

  • #Gaza: Hamas e Jihad dal Cairo annunciano che le loro organizzazioni non prolungheranno la tregua

Michele Giorgio

19 ore fa tramite Twitter

  • Mancano meno di 2 ore scadenza tregua uman..Palestinesi riuniti Cairo per decisione finale su estensione. 2 razzi lanciati su Israele #Gaza

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Report d’inizio giornata:

 

Da Meri Calvelli

 

Gaza 8 agosto 2014 – dopo tregua – purtroppo ricomincia l’inferno

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Oggi è un mese esatto dall’inizio dell’attacco Operazione “Protective edge” 1938 le vittime accertate fino a questo momento gran parte civili di cui 460 bambini e 246 donne.
Dopo 72 ore di di tregua, realizzata per dare la possibilità alle parti di discutere un cessate il fuoco duraturo nel rispetto delle richieste di ognuno, siamo giunti ad un nulla di fatto. Nessuno ha accettato anche solo una delle richieste avanzate. Da una parte Israele ha chiesto il disarmo incondizionato ad Hamas; dall’altro le forze palestinesi unite hanno chiesto l’apertura dei confini di Gaza, la possibilità di navigare e muoversi nel resto del mondo come tutti gli esseri umani.

Niente di questo è stato anche solo presto in considerazione; nessuna valida mediazione e’ stata in grado di poter dare una risposta immediata a queste richieste. Altresi, sono iniziati subito i confronti armati dall’una e dall’altra parte. Un ennesimo bombardamento dentro Gaza che dice aver colpito strutture militari ma che portano in obitorio un altro corpo di un bambino e altri feriti.
Dall’altra parte barrage di missili caduti sulla zona sud di Israele senza fare vittime. Di nuovo al via la mattanza armata, tra la gente che ancora non sa dove e come ripararsi.

Non e’ possibile pensare alla continuazione di questo scontro…

 

Fonte:

http://freepalestine.noblogs.org/post/2014/07/26/aggiornamenti-da-gaza-3/

 

 

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Dalla Cisgiordania:

Aggiornamenti dalla pagina Facebook di Samantha Comizzoli

2 ore fa

Anche oggi in West Bank, oltre ai feriti, c’è stato un martire: Mohamed Ahmed, 20 anni, del campo profughi Al Arami a Ramallah. israele lo ha ucciso con proiettili al petto. Onore al martire.

Foto: Anche oggi in West Bank, oltre ai feriti, c'è stato un martire: Mohamed Ahmed, 20 anni, del campo profughi Al Arami a Ramallah. israele lo ha ucciso con proiettili al petto. Onore al martire.

Report dal blog di Samantha Comizzoli:

 

venerdì 8 agosto 2014

BEIT FURIK: CORAGGIO, COLLERA, CUORE

Oggi in Palestina era venerdì, ma era anche un altro giorno di rabbia contro l’occupazione nazista israeliana.

Da Nablus, con 3 autobus, arriviamo al campo profughi di Balata. Da qui partiremo tutti assieme, marciando, fino a raggiungere il checkpoint di Beit Furik.

Quando arriviamo a Beit Furik è già l’inferno. Al checkpoint sapevano che saremmo arrivati oggi perchè la manifestazione era stata annunciata. Cerchiamo di usare i blocchi di cemento per proteggerci dagli spari. Fino a quando sparano gas lacrimogeni e sound bomb va ancora bene, perchè vedi la traiettoria. Quando però sparano proiettili veri il discorso cambia. Senti il sibilo, ma non li vedi. I cecchini si sono appostati fra i cespugli. Sparano su persone con le braccia alzate o che tirano pietre.

Sono davanti al checkpoint e in piedi, dietro ad un blocco di cemento. Sparano, davanti a me c’è uno shebab con una kheffia bianco/nera che sta camminando verso di me per cercare altre pietre. E’ ad un metro davanti a me quando sparano, io mi abbasso, lui no. Quando mi rialzo mi si inginocchia davanti e piega la testa. Gli hanno sparato dietro alla testa, dalla kheffia una macchia di sangue si spande. Urlo, urlano e corrono gli shebab, che lo prenderanno in braccio per caricarlo sull’ambulanza. Da lì in poi è un susseguirsi di feriti da proiettili veri, quasi tutti alle gambe; tranne uno negli occhi. Un ragazzo giovane che, sapremo poi dall’ospedale, ha perso un occhio.

Seguo uno dei feriti alle gambe fino all’ambulanza perchè continuano a sparare e, anche questa volta, sparano sull’ambulanza.

C’è stato un momento durante la manifestazione che si è dovuti arretrare parecchio. Così mi sono messa davanti agli shebab, con le braccia alzate e senza kheffia. Per fargli capire che avrebbero sparato ad un’internazionale. E’ andata bene per un po’, poi, una merda di cecchino ha iniziato a “giocare”… Mi puntava, sparava, io mi abbassavo e quando mi alzavo sparava di nuovo. Dopo tre volte ho scelto di arretrare e non “rimanere in piedi e fermare il gioco” per un solo motivo: ho avuto paura che ferisse qualcun altro vicino a me, magari uno shebab.

Un altro “gioco” di oggi è stato attaccare la stampa presente. Dapprima spintonati per farli spostare ed evitare che documentassero; e dopo, quando avevano scelto un’altra postazione, presi di mira dalla “skunk water”. La skunk water l’hanno fatta arrivare assieme ai rinforzi (altre 5 jeeps), spara un liquido non identificato che provoca forti pruriti e un odore che riesce a farti vomitare e ti rimane addosso per 15 giorni. Insomma, un’arma chimica.

Gli shebab oggi sono stati strepitosi. Hanno lottato per quattro ore, con un caldo atroce, senz’acqua (perchè è finita a tutti nella prima ora) contro a dei cecchini che sparavano proiettili veri.

Il bilancio finale è di 15 feriti, nessuno grave, tranne il ragazzo che ha perso l’occhio. Sono proiettili molto piccoli che quando ti colpiscono fanno un buco enorme, ma non penetrano in profondità da trapassarti.

Lo so che è orribile che io ne parli in questo modo così tecnico e poco umano, ma oramai sono convinta che nessun messaggio umano possa trasmettervi quello che si vive e si prova qui.

A me, che lo vivo, vedere uno shebab che mi si accascia davanti con la testa che sanguina; cambia la vita. Per voi, voi che state leggendo o guardando il video, sentirete un pugno allo stomaco (forse), ma non dovete fare i conti con il problema.

Dopo la manifestazione, solitamente corro a montare il video perchè ci metto circa 4 ore. Oggi gli shebab mi avevano invitata a Sama Nablus, un parco sopra alla città da dove c’è una vista bellissima.

Già da tempo sto facendo uno sforzo enorme per restare umana, mi sto piano piano macchinizzando, sto diventando orribile. E’ il mostro che come un cancro ti entra nel cervello. E ti occupa. Così ho pensato che avere una bella serata a Sama Nablus avrebbe tolto un po’ di quel nero che sta crescendo dentro di me.

Ma non ce l’ho fatta. Dopo un paio di ore sono tornata qui a montare il video e a scrivervi questo report.

Per annullare almeno una parte del mostro, avrei bisogno di una bellezza così travolgente che qui non ho.

 

E la fine, a questo punto, è imposta. Va avanti la macchina e si ferma l’umanità. La foto che ho scattato del corteo a Balata rispecchia benissimo quello che ci stanno facendo.

Pubblicato da samantha a 13:56
Fonte:
http://samanthacomizzoli.blogspot.it/2014/08/beit-furik-coraggio-collera-cuore.html

ACQUA PUZZOLENTE, LA NUOVA ARMA ISRAELIANA

05 lug 2014

by Redazione

– See more at: http://nena-news.it/acqua-puzzolente-la-nuova-arma/#sthash.NaV1rIRb.dpuf

by Redazione

Un rapporto di B’Tselem conferma il frequente uso di questa sostanza – che causa nausea e vomito, soprattutto tra i bambini e gli anziani – contro le case dei palestinesi, in modo punitivo contro villaggi nei quali ogni settimana si svolgono manifestazioni.

Foto di Rani Bomat

Foto di Rani Bomat

MAAN NEWS AGENCY

Betlemme – Sabato scorso Rubhiya Abd al-Rahman Darwish stava schiacciando un pisolino sul divano di casa della famiglia quando è stata svegliata di colpo dal rumore di vetri rotti. “Ho visto un getto d’acqua entrare dalla finestra rotta, quando improvvisamente un forte odore ha colpito [le mie narici] e sono svenuta per la puzza, e mi hanno dovuta portare in ospedale”, ha raccontato la settantacinquenne a Ma’an durante un’intervista nel suo piccolo appartamento nel campo profughi di Aida a Betlemme.

Benché sia abituata al fatto che i soldati israeliani lancino candelotti di gas lacrimogeno nel vicolo vicino a casa sua, Darwish è rimasta sorpresa dal fatto che questa volta fossero arrivati con un cannone per spruzzare le facciate delle case con acqua puzzolente.  “Sono arrivata in ospedale e mi hanno fatto un’iniezione, ma il veleno ha cominciato ad uscire dalla mia bocca e dal mio naso. Ho cominciato a gridare perché la mia schiena mi faceva male, ed è ancora così” ha raccontato a Ma’an l’anziana donna, che ha detto di soffrire di diabete, ipertensione e problemi di cuore. “Tutti i miei vestiti erano rovinati, ed abbiamo dovuto buttare via tutte le mie trapunte e il materasso” ha detto. “Perchè lo fanno?”

La gente del posto ha detto che l’attacco in pieno giorno alle loro case non è stato provocato ed è stato totalmente imprevisto, e molti si sono detti shoccati dal fatto che i soldati israeliani abbiano sommerso il campo nella cappa di una sconosciuta sostanza repellente.

Noto come “Puzzola”, questo prodotto chimico è stato usato dall’esercito israeliano almeno dal 2008 come un mezzo non letale di controllo delle manifestazioni. I palestinesi, comunque, chiamano questo liquido semplicemente “merda”, per via dell’odore che può impregnare i vestiti, i corpi, i muri ed i mobili per settimane. Un portavoce militare israeliano contattato da Ma’an non ha risposto ad una richiesta di commento relativa alla spruzzata di liquido “puzzola”, né alle ragioni dell’attacco. Comunque l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem sostiene che l’esercito in altre occasioni ha detto che la sostanza è organica, anche se non ne ha reso noti gli elementi.

Un rapporto di B’Tselem su “Puzzola” ha anche confermato il frequente uso di questa sostanza – che causa nausea e vomito, soprattutto tra i bambini e gli anziani – contro le case dei palestinesi, “facendo sorgere il sospetto che “Puzzola” sia stato usato in modo punitivo contro villaggi nei quali ogni settimana si svolgono manifestazioni. Vicino al campo profughi, nel quale c’era la strada principale da Hebron a Gerusalemme che ora è interrotta dal muro di separazione israeliano, un grande cannone ad acqua è stato sistemato all’inizio di quest’anno vicino ad una torre militare per spruzzare l’acqua contro la gente del posto, mettendo in evidenza con quanta rapidità “Puzzola” è stato inserito nell’arsenale dell’esercito israeliano.

Salah Ajarma, direttore di un vicino centro culturale, racconta che un gruppo di bambini stava camminando a circa 50 metri da dove il muro di separazione attraversa il campo quando i soldati israeliani hanno iniziato a sparare candelotti lacrimogeni contro di loro. “I soldati allora sono scesi ed hanno raggiunto i ragazzini” Ajarma ha raccontato a Ma’an durante un’intervista nel suo ufficio presso il Centro Lajee, ”e, siccome noi stavamo guadando dal centro con un gruppo di visitatori stranieri e di giornalisti, i soldati hanno iniziato a lanciare verso di noi e verso i bambini parolacce in arabo, per essere sicuri che capissimo.”

La settimana prima dell’attacco, i soldati israeliani hanno tiraro candelotti lacrimogeni a gruppi di bambini quando questi si riunivano nei pressi del centro dopo la fine degli esami del mattino, per cui Ajarma dice che si aspettava il solito trattamento di nuovo la domenica.  “Sono stato sorpreso, però, quando i soldati sono tornati con un grosso veicolo con una pompa sul tetto e hanno cominciato a spruzzare su ogni cosa una sostanza chimica con un terribile odore”, ha detto.

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“Non stavano cercando di colpire dei manifestanti, non c’era nessun manifestante in strada! Hanno sparato contro le case della gente e contro le finestre, senza preoccuparsi se fossero aperte o chiuse”, ha aggiunto. Dopo l’attacco, gli abitanti sono usciti di casa, inorriditi per il fatto di trovare i vicoli e le case del campo coperte da uno strato di liquido schifoso. Per qualche ora gli abitanti hanno tentato di pulire, e, benché abbiano fatto di tutto per spazzare via il più possibile la puzza, quando un giornalista di Ma’an ha visitato il luogo tre giorni dopo questa ristagnava ancora pesantemente nell’aria.

“La gente non sa neppure cosa sia questa sostanza, per poterla eliminare”, ha detto Ajarma,” e non sappiamo da cosa sia composto questo agente chimico. Abbiamo provato a pulire con cloro, ma c’è stata una reazione chimica che ha sprigionato una puzza ancora più letale”, ha aggiunto. Rilevando che questa è la terza volta che l’esercito ha spruzzato “Puzzola” nel campo, Ajarma ha detto che d’inverno la puzza è rimasta per 10-15 giorni, e che una fila di alberi colpita dall’acqua in seguito è avvizzita e morta.  “Questo prodotto chimico può avere effetti di cui non sappiamo niente, sulla natura nel campo e sulle future generazioni” Ajarma ha detto di temere.

Nidal Al-Azraq, un volontario del Centro Lajee, ha detto a Ma’an che i soldati “se la sono spassata” durante l’attacco, sfottendo gli abitanti mentre sparavano con il cannone nelle case e facendosi fotografie lì vicino.  “C’era un cane su uno dei muri sulla strada dove stavano innaffiando le case, e così l’hanno preso di mira ed hanno cominciato a sparargli addosso l’acqua” ha detto Al-Azraq.  “Dopo averlo colpito per due volte, il cane ha cominciato ad abbaiare, e la terza volta i soldati hanno colpito il cane direttamente con il cannone ad acqua e tutti quanti si sono messi a ridere”, ha aggiunto.  Al-Azraq, pur incerto sulle ragioni dell’attacco israeliano, pensa che l’abbiano fatto per spingere i residenti a smetterla con le proteste nel campo, durante le quali spesso vengono lanciate pietre contro i soldati israeliani che si trovano nei pressi.  “A volte ce l’hanno vinta, la gente impazzisce e dice ai manifestanti di smetterla,” ha raccontato Al-Azraq a Ma’an.

“Ma altri non accettano questa pressione e dicono: “Perchè colpirci con questo genere di prodotto? Non è solo un’offesa, è come se non fossimo neppure esseri umani!” Al-Azraq ha detto che molta gente, comunque, si è rassegnata a questo genere di attacchi. “E’ inutile dire che tutto questo è contro i nostri diritti umani, perché non è un linguaggio che Israele conosce. Che senso ha chiedersi perché fanno questo alle persone?” Darwish, la donna settantacinquenne che è svenuta dopo che i soldati hanno spruzzato l’acqua puzzolente contro la sua finestra, ha manifestato la sua rassegnazione riguardo ai ripetuti attacchi israeliani contro la sua casa. Rifugiata originariamente dal villaggio di Malha, nei pressi di Gerusalemme, Darwish è stato obbligata a lasciare la casa con la sua famiglia quando le truppe sioniste sono arrivate e li hanno cacciati nel 1948.

“Dove possiamo andare?” chiede, seduta sul divano del suo piccolo appartamento guardando verso la finestra approssimativamente rattoppata dopo essere stata rotta dal cannone ad acqua.  “Ci hanno buttati fuori dalla nostra terra natale, e cosa dovremmo fare? Dove dovremmo andare?”

(traduzione di Amedeo Rossi)

Fonte: http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=708269Pring